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Arezzo, bambino annegato nella piscina: assolti i vicini, era entrato nel giardino accanto a casa

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Il bambino di cinque anni annegò nella piscina privata del giardino accanto, ma i vicini di casa, una coppia di cinquantenni aretini, non hanno responsabilità nella tragedia. Ieri sono stati assolti dal giudice monocratico Ada Grignani per “non aver commesso il fatto”. I due coniugi erano finiti a processo per omicidio colposo dopo la tragica fine del piccolo Ateeb. Era il primo pomeriggio del 27 maggio 2017 a San Zeno e la sciagura sconvolse la città intera. 

Il bambino si era introdotto nella proprietà confinante per raggiungere l’amichetto, figlio della coppia, più grandicello di lui. L’acqua azzurra in quel pomeriggio di sole quasi estivo aveva attratto Ateeb, che non seppe resistere alla tentazione. Si tuffò. Ma un malore lo sorprese in acqua. Erano soli in quel momento.

L’altro bambino tentò di salvarlo, accorsero i genitori che non si erano accorti di nulla, furono chiamati i soccorsi ma non ci fu nulla da fare. Anche il volo dell’elicottero Pegaso si rivelò inutile. 

L’inchiesta condotta dal pubblico ministero Laura Taddei configurò ipotesi di reato (omicidio colposo) a carico del proprietario della struttura che quel giorno era stata scoperta dal telone dopo mesi di stop, ma anche verso i due coniugi residenti in uno degli alloggi.

I genitori dell'amichetto di Ateeb, era l’ipotesi d’accusa, avrebbero dovuto vigilare meglio (omissione degli obblighi di vigilanza del minore) mentre il proprietario non avrebbe preso tutti i necessari accorgimenti e protezioni contro il rischio della piscina. 
Da un lato il proprietario della piscina ha scelto la via del rito abbreviato e tempo fa è stato condannato a 4 mesi e venti giorni: ora pende l’appello. Ieri nel processo ordinario alla coppia, il pm d’udienza Luigi Niccacci ha chiesto la condanna della coppia: quattro mesi. 

Ma l’avvocato Massimo Scaioli e l’avvocato Roberto Piccolo, hanno sostenuto l’innocenza degli imputati. La loro linea è stata accolta e prossimamente saranno rese note le motivazioni. Nel processo è parte civile la famiglia del bambino - assistita dall’avvocato Fabio Appiano - con una richiesta di risarcimento danni, in solido con il proprietario. 

Nato in Italia da genitori del Pakistan radicati da anni ad Arezzo, quel caldo pomeriggio Ateeb era sgattaiolato felice superando un semplice cancello per raggiungere l’amico. La sera ci sarebbe stata una festa. La piscina apparve bellissima al bimbo, che decise di immergersi. Fu una congestione a tradirlo, stabilì l’autopsia. L’altro bambino tentò di salvarlo in tutti i modi trascinandolo fuori dalla vasca. Le urla richiamarono l'attenzione dei genitori, non presenti alla scena, ma nei paraggi. Ora la sentenza stabilisce che non sono responsabili della tragedia.