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L'Arezzo torna da Cesena dopo il coprifuoco. I dirigenti: "Ripartiamo insieme", Stellone: "Scusate tutti"

Francesca Muzzi
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Sono tornati dopo il coprifuoco i giocatori dell'Arezzo dopo la sconfitta di Cesena che è costata la retrocessione in serie D. Ad attenderli gli striscioni appesi dai tifosi e la polizia. Per i tifosi amaranto è stato un risveglio tra i dilettanti dopo gli ultimi sette passati tra i pro. E' la prima volta in 98 anni che l'Arezzo retrocede in serie D sul campo. Sabatino Selvaggio, amministratore delegato dell’Arezzo sottolinea: “E’ un fallimento sportivo e per questo ci prendiamo la colpa. Insieme a tutta la dirigenza dobbiamo prendere atto degli errori che sono stati fatti durante questo campionato”, dice l’amministratore delegato che continua: “Noi rimaniamo ad Arezzo nonostante la categoria. Il nostro obiettivo è costruire. In questo momento siamo in D, ma ripartiremo con solide fondamenta. Dispiace che siamo stati noi ad avere portato l’Arezzo in D dopo averlo salvato dal fallimento. Ma è anche vero che le responsabilità vanno suddivise tra chi va in campo e chi dietro una scrivania. Abbiamo voglia di fare bene e mantenere le promesse fatte dal primo giorno”. Commentare una sconfitta è sempre difficile, diventa tutto più complicato se al pesante passo falso si aggiunge una drammatica retrocessione in Serie D. L’Arezzo lascia il professionismo dopo sette stagioni, al termine di un campionato indecifrabile, iniziato con un progetto fondato sui giovani con Alessandro Potenza in panchina, ma naufragato dopo le prime fisiologiche difficoltà iniziali. Sulla panchina si è quindi accomodato Andrea Camplone, tecnico navigato quanto Roberto Stellone: entrambi, in diversi momenti della stagione, con una rosa enorme, arrivata quasi a 50 elementi, hanno fallito l’obiettivo minimo della salvezza, mancando l’aggancio ai playout. Dopo il 3-1 maturato al Manuzzi, con ancora scolpite nella mente le immagini di una squadra in difficoltà, mai in gara, sempre dominata dall’avversario, ha parlato il tecnico Stellone, in maniera schietta e sincera: “È difficile analizzare una sconfitta del genere. Siamo mancati in tutte le situazioni, eravamo cotti mentalmente. Loro giocavano, noi non riuscivamo a farlo e la paura ha prevalso su tutto il resto. In settimana avevamo studiato la possibilità di giocare una partita di attesa, evitando di scoprire il fianco, ma il gol del Cesena dopo 13 minuti ci ha abbassato ulteriormente il morale e mentalmente siamo spariti dal campo”. Stellone ha quindi rivolto un pensiero alla società e ai tifosi dell’Arezzo: “Voglio parlare poco di questa partita, mi sento solo di chiedere scusa alla società. Quando ho accettato l’incarico speravo e pensavo di ottenere la salvezza, anche attraverso i playout, non ci sono riuscito. Chiedo scusa anche ai tifosi dell’Arezzo, sono venuti in tanti a incitarci”, ha commentato il tecnico. La retrocessione ha, però, più di un padre: “I motivi sono diversi, le responsabilità sono tante. Mi dispiace per la piazza, per la città. Non c’eravamo con la testa, siamo mancati nella partita più importante della stagione”, ha concluso Stellone.