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Arezzo, mascherine FFP2 Surgika dissequestrate: ecco perché i giudici le hanno riconosciute conformi

Luca Serafini
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Le mascherine FFP2 distribuite dall’azienda aretina Surgika sono regolari e non dovevano essere sequestrate insieme alle altre - 60 milioni di dispositivi - che la procura della repubblica di Gorizia il 22 marzo 2021 ha bloccato per presunti vizi e difetti. La decisione del Tribunale del riesame restituisce all’azienda di Levane (Bucine) i suoi prodotti destinati agli operatori sanitari, e anche l’onore. Ma il danno d’immagine per l’operazione, osservano in Surgika, è forte e immeritato per chi ritiene di lavorare con serietà massima e pure con sensibilità: l’azienda durante l’emergenza ha donato protezioni a ospedali del territorio e forze dell’ordine.

E’ stato l’avvocato Barbara Sodi a fare breccia nelle maglie dei giudici del riesame, producendo argomenti convincenti, recepiti con sentenza il 23 aprile e ora spiegati nelle motivazioni depositate in questi giorni. L’annullamento del decreto di sequestro è importante per Surgika, che opera da anni nel decisivo fronte dei dispositivi sanitari e medici, ed è fornitore per aziende sanitarie pubbliche e private. Le mascherine provenienti dalla Cina e commercializzate da Surgika, dopo gli opportuni controlli su qualità e sicurezza, erano però rientrate nel calderone del clamoroso maxi sequestro operato dalla Guardia di Finanza.

Si contestavano deficit nell’effettiva efficacia dei Dpi (FFP2 e FFP3) che facevano parte dell’approvvigionamento gestito dall’ex Commissario Domenico Arcuri (poi sostituito dal generale Francesco Paolo Figliuolo con il governo Draghi). Capacità di filtrare inferiore allo standard fino a dieci volte e presunta non conformità dei dispositivi alle certificazioni avevano fatto scattare il blitz nell’ambito di un’inchiesta contro ignoti sviluppata intorno all’ipotesi di reato dell’articolo 517 del codice penale che punisce “la commercializzazione di prodotti industriali recanti marchi o segni distintivi fallaci, ossia atti a trarre in inganno sulla origine, provenienza o qualità del prodotto”.

Ma il ricorso di Surgika ha trovato pieno accoglimento. Soddisfazione anche da parte dell’avvocato Barbara Sodi, dello studio legale che porta i nomi degli indimenticati penalisti Guido Dieci e Antonio Bonacci, principi del foro di Arezzo deceduti prematuramente. I giudici del riesame hanno stabilito che manca il “fumus” per porre sotto sequestro preventivo le mascherine Surgika. Tra i concetti fissati, c’è quello che la produzione di quelle mascherine si colloca “nell’ambito di una disciplina emergenziale” che lo Stato mise in campo per la forte carenza di Dpi, nel febbraio e marzo 2020, per contrastare la pandemia.

E “limitatamente al periodo dell’emergenza” fu prevista una serie di deroghe alla disciplina ordinaria, per velocizzare i tempi. Ma autodichiarando qualità e sicurezza dei dispositivi, con valutazioni affidate all’Inail. Le mascherine in questione avevano ottenuto validazione il 23 aprile 2020. I giudici definiscono inoltre non corretti i test del consulente della procura su tre campioni delle mascherine cinesi KN 95, strutturalmente non congegnate per superare la prova con olio di paraffina. Il filtraggio del cloruro di sodio rientrava invece nei canoni delle FFP2.

E rientrava nella procedura straordinaria anche la questione della marcatura Ce. Caduti quindi i presupposti sui quali il pm Paolo Ancora aveva disposto il sequestro dei Dpi dell’azienda di Levane. Surgika, nata nel 2004, opera nel campo dei dispositivi medici: pacchi per sala operatoria, linee infusionali per terapia intensiva, strumentario chirurgico monouso e pompe elastomeriche per la somministrazione di farmaci oncologici ed antalgici.[/TESTO] Nove addetti e un indotto di trenta persone. E’ presente su tutto il mercato nazionale della sanità pubblica e privata, in Europa, Nord Africa, Emirati Arabi, America Latina. “Surgika ha sempre messo il proprio nome sui prodotti e continuerà a farlo” fa sapere l’azienda. “Grazie ai clienti che conoscendo e confidando nella nostra serietà, hanno continuato, nonostante la notizia del sequestro, a utilizzare prodotti Surgika S.r.l., dimostrando solidarietà e fiducia” .