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Arezzo, morte di Martina dopo tentato stupro, depositate motivazioni: "Lesioni a occhi, labbra e spalla per colluttazione con i ragazzi"

Luca Serafini
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Morte di Martina Rossi, depositate le motivazioni della sentenza di condanna a 3 anni per Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi riconosciuti colpevoli di tentato stupro. "Il quadro lesivo all'occhio sinistro, alle labbra, alla spalla sinistra" si legge nelle oltre 90 pagine che accompagnano da decisione della Corte d'Appello di Firenze "non è compatibile con la caduta di Martina Rossi da una altezza di 21 metri ed è "sicuramente compatibile con una colluttazione avvenuta tra Martina  a Alessandro Albertoni all'interno della camera 609 (o con entrambi gli imputati)".

E' un elemento nuovo che finora nei precedenti processi non era stato sottolineato. La verita processuale ricostruita dai giudici fiorentini è che alle prime ore de 3 agosto 2011, a Palma di Maiorca, nella camera 609 dell'hotel Santa Ana i due amici di Castiglion Fibocchi erano "salati" (in presa all'uso di sostanza stupefacente) e la ragazza reagì al tentativo di violenza sessuale (graffi al collo di Albertoni). Martina non riuscì a "guadagnare la porta d'ingresso perchè pressata da entrambi gli imputati e quindi si diresse verso il terrazzo dove tentò di attraversare il muretto divisorio con la camera adiacente".  Ma per lo stato di panico e per il distacco di una parte di muretto perse la presa e trovò la morte nella caduta. Nelle motivazioni, sulla base delle risultanze processuali, Martina viene definita "solare" respingendo così ogni ipotesi di suicidio.

La sentenza del 28 aprile della Corte d'Appello di Firenze ha quindi avuto adesso le motivazioni nei quindici giorni e per i difensori degli imputati ci sono 30 giorni per il ricorso in Cassazione. Se dovesse essere ritenuto inammissibile, la pena diventerebbe definitiva. La Suprema Corte può fissare una udienza per la discussione. Il reato si prescrive ai primi di ottobre e potrebbero esserci i tempi per celebrare il terzo grado del processo. La stessa Cassazione aveva annullato la sentenza di assoluzione dell'Appello di Firenze, dopo il primo verdetto del tribunale di Arezzo che condannò i due giovani a 6 anni di reclusione per morte in conseguenza di altro reato (caduto in prescrizione) e tentato stupro. Restano comunque da definire gli aspetti civilistici legati alla morte della ventenne di Genova.

Quanto al trattamento sanzionatorio, le motivazioni scritte dal presidente Alessandro Nencini ribadiscono quanto fu fissato in prcedenza sulla mancata concessione delle attenuanti generiche, per il comportamento tenuto dai due giovani nel proseguimento della vacanza, nel periodo successivo, nel corso delle indagini e del processo, attribuendolo loro l'intenzione di inquinare il procedimento penale.