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Arezzo, droga sotto le finestre di casa, rapine e molestie: da Saione lettera al Governo per chiedere sicurezza

Luca Serafini
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L’ultimo episodio è il “buco” in diretta visto dalle finestre e dalle terrazze delle case: due tossicodipendenti che si iniettano la droga per strada in orario di coprifuoco. Scena ripresa pure questa con i telefonini, come per le risse e le scene di spaccio e di degrado di cui Campo di Marte e Saione in genere è palcoscenico quotidiano. Il grido “basta” del comitato Duomo Vecchio, in rappresentanza di “cittadini e commercianti esasperati” stavolta supera i palazzi aretini - Comune, Questura e Prefettura - e arriva fino a quelli romani.

Sì, la richiesta di aiuto è indirizzata al Ministro degli Interni Luciana Lamorgese e al Presidente del Consiglio dei Ministri Mario Draghi. Perché lo Stato, secondo il Comitato, in questo quartiere latita. E’ una missiva dai toni forti e schietti, quella firmata dalla presidente, l’avvocato Roberta Blasi.

Si parla senza mezzi termini di “assenza di qualsivoglia controllo delle autorità preposte” in luoghi dove “l’unica attività che si svolge è quella dello spaccio di sostanze stupefacenti con ogni conseguenza che ne deriva”. Nella lettera appello si legge: “Siamo lasciati in balia di pusher africani e tossici senza che vi sia attività di polizia da parte delle autorità”. Il comitato enuncia le promesse elettorali (e non) fatte nei mesi passati e che sarebbero rimaste lettera morta.

La descrizione fatta alle autorità è di un quartiere porto di mare dove tutto è lecito, dagli assembramenti al mancato uso di mascherine alle sistematiche violazioni dell’orario di coprifuoco, per una schiera di persone. “I nuovi padroni”. Il Comitato riferisce degli ultimi episodi: l’aggressione subita dal giornalista Massimo Gianni in via Fabio Filzi mentre documentava come l’ex asilo destinato a diventare caserma dei vigili urbani è usato come dormitorio da pusher africani.

Lo straniero che ha strappato il cellulare a Gianni si è poi dileguato al Pionta. Quindi, con tanto di prova video, il caso dei due tossici che si bucano davanti allo storico negozio di giocattoli Bobini. E il racconto: telefonata al 112 alle 23,19, arrivo delle pattuglie alle 23,29, fuggi fuggi generale all’ingresso del parco Campo di Marte. Azione ritenuta insoddisfacente e, lamentano i cittadini, nessuno sarebbe stato identificato mentre loro, gli stessi residenti, sì. Con richiesta di generalità e documenti.

Erano scesi in strada a rendersi conto di cosa succedeva. E poi l’appello al ministro e al governo parla degli episodi di molestie che si verificano al Pionta e ai giardinetti, al timore sistematico in cui vive la gente che vuol passeggiare in zona. Si parla di scenario “sconvolgente per uno Stato che si proclama civile” sul lato della farmacia e del supermercato dove “si spaccia liberamente, alla luce del sole ad ogni ora del giorno e della notte” con gruppi anche numerosi di stranieri, fino a 30, presso un locale pubblico.

E’ durissimo il Comitato nel parlare di “principi costituzionali disattesi come ordine e sicurezza pubblica” e, lamenta, “nel totale disinteresse delle autorità preposte che da tempo non vengono viste in loco”. Il messaggio è chiaro: “siamo in balia della delinquenza”. Un quartiere in ostaggio dei “nuovi padroni” con un soggetto di colore, alto un metro e 90, che in zona viene chiamato “il sindaco di Campo di Marte” per come si atteggia tra minacce e strafottenze e interloquisce con gli agenti. “Ma noi non ci rassegniamo”, grida il Comitato.