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Arezzo, teschio nel bosco: svolta nelle indagini dopo cinque anni, il dna porta ad un uomo scomparso

Luca Serafini
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Cinque anni dopo il ritrovamento del teschio, finalmente c’è una svolta nel mistero di Montemignaio. Il cranio potrebbe appartenere ad un uomo della Romania di cui si sono perse le tracce nel nulla. A indirizzare le indagini su questa pista sono stati i riscontri del Dna svolti nei laboratori dei carabinieri del Racis di Roma. 
Sarebbe infatti emersa una forte analogia tra il patrimonio genetico dell’ignoto e il Dna della figlia di un uomo scomparso in Romania in passato. Il cerchio non è ancora chiuso ma dopo tanto tempo il caso ha avuto in questi giorni l’accelerazione che può portare gli inquirenti alla soluzione. 

Il riserbo è stretto. Ad occuparsi delle indagini sul cranio è il sostituto procuratore Laura Taddei, fin dal giugno 2016 quando i carabinieri della compagnia di Bibbiena consegnarono alla procura il reperto. I militari dell’Arma avevano svolto i primi accertamenti nel luogo del ritrovamento, una castagneta in località Pescinale oltre le frazioni di Fossatello - Liconia, sul versante del Secchieta.

Era stata una cercatrice di funghi ad imbattersi nel resto umano. Per terra, in una zona boscata fuori mano, raggiungibile solo a piedi, c’era soltanto il teschio: nessun altro osso e tantomeno oggetti o elementi utili a risalire all’identità della persona. Inizialmente si riteneva appartenesse ad una donna e scattò subito il possibile collegamento con il caso di Guerrina Piscaglia, la donna sparita a Cà Raffaello (Badia Tedalda) il 1° maggio 2014: corpo mai trovato ma condanna definitiva per padre Gratien Alabi a 25 anni.

Ma i successivi approfondimenti dettero esito opposto: teschio di un uomo. A rendere singolare fin dall’inizio il caso, i segni che di colore blu, uno per ogni calotta, ed uno arancione sul lato della nuca. Era privo della mandibola. 
Come era finito lassù? A chi apparteneva? Un vero giallo per la cui soluzione entrarono in campo gli specialisti del raggruppamento per le investigazioni scientifiche dei carabinieri. Si fecero varie ipotesi: dai resti di qualche sepoltura in tempo di guerra fino appunto alla scomparsa di qualche persona. Si pensò perfino alle messe nere, all’esoterismo o anche alla lugubre goliardata di qualcuno che si poteva essersi divertito a tirar fuori il cranio da un cimitero. Nessun riscontro. Indagini rimaste al palo.

Ora a distanza di tanto tempo ecco che dai vetrini e dalle comparazioni, esce fuori una pista ritenuta valida sulla quale, pur con tutte le cautele del caso, si nutre fiducia. Presto il cranio ritrovato nella castagneta di Montemignaio potrebbe avere nome e cognome. Capire le circostanze della morte sarà poi il mistero successivo da svelare.