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Arezzo, l'imprenditore Andrea Moretti versa otto milioni al fisco e patteggia per la vicenda autoriciclaggio

Luca Serafini
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]Andrea Moretti mette sul piatto otto milioni per chiudere con il patteggiamento il processo sull’autoriciclaggio. Cinque milioni subito ed altri tre in una seconda tranche: è questo in linee essenziali il prezzo della adesione tributaria contestuale con la quale il quarantenne imprenditore aretino attualmente alla guida della catena di negozi Pull Love, oggi può mettere alle spalle la lunga e spiacevole vicenda giudiziaria. Il caso era scoppiata a novembre 2018 con tanto di misura cautelare degli arresti domiciliari. 

L’udienza preliminare si celebra questa mattina davanti al gup Lucia Faltoni. La procura sarebbe disponibile ad accordare il patteggiamento con il pm Marco Dioni che insieme alla Guardia di Finanza può centrare l’obiettivo di recuperare una bella fetta dei volumi economici al centro del controverso caso: operazioni illecite per 21 milioni di euro tra società del gruppo qualificate dalla procura come lavaggio di denari provento di reati fiscali e tributari.

Mentre per Moretti junior l’accordo con l’Agenzia delle Entrate è stato raggiunto, il babbo Antonio dovrà andare ai tempi supplementari, salvo sorprese, per chiudere la tortuosa vicenda. Il re del super vino Oreno prodotto nel paradiso agricolo della tenuta Sette Ponti, starebbe cercando con i suoi legali la quadratura del cerchio.

Tornando al figlio Andrea, l’accesso al rito alternativo in cambio del versamento delle somme, gli permetterebbe di limitare l’epilogo del processo ad una pena di tre anni di reclusione. E avendo esaurito i benefici di legge per precedenti traversie su aziende fallite, Andrea potrebbe comunque usufruire dell’affidamento in prova ai servizi sociali per mettersi definitivamente in pari con la giustizia.

Al suo fianco ci sono gli avvocati Niki Rappuoli e Roberto Cordeiro Guerra. Ad assistere il patron Antonio, sono gli avvocati Mauro Messeri e Stefano Campanello. Sulla vicenda autoriciclaggio i legali dei Moretti hanno ingaggiato un vigoroso braccio di ferro fino alla Cassazione con pronunciamenti anche favorevoli relativamente ai beni sequestrati, ridotti di una decina di milioni dagli iniziali 36,7 bloccati dai sigilli.

L’udienza preliminare riguarda anche i due factotum dell gruppo Moretti, Marcello Innocenti e Paolo Farsetti (anche loro inizialmente ai domiciliari) che secondo la procura avrebbero concorso nell’architettura delle complesse operazioni tra la miriade di società italiane ed estere, reali e fittizie, nella ragnatela del presunto autoriciclaggio. Quinto imputato è il sommelier romagnolo Luca Gardini: posizione marginale con l’accusa di false fatture.

Antonio e Andrea Moretti sono rimasti gli unici appartenenti alla super famiglia della moda, del vino e dell’immobiliare coinvolti nel procedimento. Le altre posizioni sono state tutte archiviate. Padre e figlio devono anche rispondere di bancarotte agganciate a fallimenti. Andrea - assolto recentemente per il crac di Confezioni Italia (Modi & Moda) ha già visto evaporare una sua preziosa proprietà, lo yacht Lapedo: confiscato e poi venduto all’asta. Un simbolo dei fasti dei Moretti finiti nel vortice giudiziario. Imprenditori di rango considerati portabandiera delle eccellenze del territorio, ben introdotti negli ambienti della Roma che conta, vicini alla politica e alla Chiesa: dagli altari alla polvere e tuttora tenacemente impegnati a produrre e creare lavoro tra vigne, negozi, affari.

Oggi non calerà la parola fine, serviranno altre udienze. Al di là del presunto “accanimento” lamentato dai Moretti, la via dei patteggiamenti può essere incardinata nell’interesse generale: la chiusura anticipata di un processo ostico (“associazione a delinquere”) senza trascinarlo per anni, pene mitigate e recupero di somme al Fisco con un punto di caduta soddisfacente anche se in misura inferiore rispetto ai numeri contestati,