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Arezzo, addio a Chiara figlia del mito della Dakar Fabrizio Meoni. Aveva 18 anni, Castiglion Fiorentino in lacrime

Luca Serafini
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Il campione e la sua bambina ora corrono insieme sulle dune del cielo. E’ morta Chiara, figlia di Fabrizio Meoni, il re della Dakar e dei rally. Aveva solo 18 anni. Un male incurabile se l’è portata via nel giro di pochi mesi. Quando il babbo Fabrizio perse la vita l’11 gennaio 2005 in Mauritania, in quella maledetta tappa della Parigi Dakar, la piccola Chiara era un frugoletto di neanche due anni. L’ingiustizia della fine di Meoni, tradito da una caduta dalla moto nel deserto, sembrò a tutti inconcepibile. Il disegno che il destino ha riservato ora a Chiara pare ancora più crudele, ingiusto, incomprensibile.

A meno che non si tratti di un abbraccio in cielo tra ll babbo e la figlia, un abbraccio di quelli che per noi attaccati alle cose della Terra resta difficile immaginare. Aggredita dal male, a lungo ricoverata al Meyer, Chiara è riuscita - per la sua tenacia - a compiere il viaggio di ritorno nella casa di Castiglion Fiorentino: appena giovedì scorso il trasferimento dall’ospedale pediatrico insieme a mamma Elena e al fratello Gioele che hanno vissuto ogni secondo di questa via crucis. Il paese è sgomento. Piange Mario Agnelli, il sindaco che in prima persona ha fatto di tutto e di più per Chiara e per la famiglia, prodigandosi nella fase delle cure e dell’assistenza finale. Il dolore di Castiglion Fiorentino si respira nell’aria.

Ed è condiviso in tutta la Toscana, in tutta Italia, in tutto il mondo, dove Fabrizio era conosciuto e vive come campione di sport e solidarietà. Rapito dalla sofferenza che vide negli occhi dei bambini poveri dell’Africa, il campione si prodigò per loro con donazioni e iniziative benefiche. L’associazione che porta il suo nome, e adesso sarebbe naturale portasse anche quello di Chiara, un angelo salito al cielo, in tutti questi anni ha continuato a portare aiuti concreti in Senegal e oltre. Chiara venerava l’immagine del babbo intravisto con gli occhi di bambina, amava lo sport, amava la vita. Studiava al Liceo Linguistico. Una ragazza di una bellezza delicata e di straordinaria profondità.

Le amiche e gli amici sono distrutti dal dolore. Per la famiglia Meoni un’altra prova terribile da affrontare. Il Corriere di Arezzo esprime vicinanza alla signora Elena e a Gioele. In questo momento gli interrogativi squassano l’anima e la coscienza di tutti. Domani, domenica 23 maggio, alle 16, avrà luogo la cerimonia funebre nel piazzale del Rivaio, la chiesa dove Fabrizio era chierichetto da bambino e dove fu celebrato il suo ritorno dal Padre in quel gennaio di 16 anni fa. Ora il campione e la bambina che lasciò sono di nuovo abbracciati e questa è l’immagine che ci può consolare.