Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Medico si rimette il camice per vaccinare 4.000 pazienti

Francesca Muzzi
  • a
  • a
  • a

A sentire parlare Pier Giorgio D’Ascola, ex direttore del reparto di pediatria dell’ospedale San Donato, il camice bianco non se lo è mai tolto. Nonostante siano sette anni che è andato in pensione per sopraggiunti limiti di servizio (40 anni). “E’ un mestiere, anzi una missione, con la quale conviviamo per tutta la vita”, dice D’Ascola dal Centro Affari, dove domenica 23 alle 14 è entrato in servizio per l’ennesimo turno all’hub vaccinale. Da marzo ha infatti deciso di tornare a fare il medico, volontario, per aiutare i colleghi nella vaccinazione. E così si divide tra i due hub aretini - Centro Affari e Teatro Tenda - e il Foro Boario a Sansepolcro. “Da marzo - racconta - penso di avere vaccinato tra le 3.500 e le 4mila persone.

 

 

Di tutte le età. Abbiamo cominciato con gli over 80 e via a scendere. Ora siamo impegnati con gli over 60 e poi con gli over 50”. Tante persone, una dietro l’altro che, dice D’Ascola: “Entusiasti tutti nel ricevere la dose di vaccino. Ne ho trovati pochissimi quelli che avevano dubbi o che non erano troppo convinti nel vaccinarsi”. Più colpito invece dalle persone, soprattutto quelle dopo gli 80 anni che mostravano “gravi patologie, ma che nonostante ciò, erano convinti di fare il vaccino”. “Semmai - sottolinea - quello che più mi ha colpito che tutti si raccomandavano di vedere vaccinati alla svelta anche i loro familiari, i cosìdetti, caregiver”. Forse un po’ più di diffidenza nei confronti del vaccino, il dottor D’Ascola la sta trovando nelle categorie a scendere. “E’ come dire che più ci si allontana dalla paura di contrarre il Covid - per fasce di età - e più siamo timorosi nei confronti del vaccino. Invece io dico che ci sono più probabilità di ammalarsi che non di avere un effetto collaterale dovuto al vaccino”. Insieme al dottor D’Ascola, anche altri medici, in pensione, hanno fatto la stessa scelta. “Ho ritrovato una quindicina di medici con i quali lavoravo all’ospedale di Arezzo - racconta - ma sono convinto che chissà quanti altri ce ne saranno”. La vita di D’Ascola si divide tra i tre hub con turni che variano dalle 8 alle 14 e dalle 14 alle 20. Fino a quando? “Non mi sono posto dei limiti. Fino a quando potrò, dò volentieri una mano per vaccinare le persone”.

 

 

Anche domenica 23 maggio, D’Ascola, è entrato in servizio alle 14 e al Centro Affari è rimasto fino a tardi. “L’organizzazione è davvero eccellente. Niente è lasciato al caso. Sia dentro che fuori dove le persone aspettano il proprio turno e siamo sempre in orario, in maniera diligente. Anzi, tanti si presentano anche prima dell’appuntamento”. “Ho trovato persone - racconta D’Ascola - che mi hanno chiesto se era possibile e questo non lo è, perchè ci sono delle liste, ricevere prima il vaccino. E comunque tutti coloro che hanno avuto l’appuntamento, si presentano. Qualche perplessità c’è stata per un determinato vaccino, ma anche quell’aspetto lì ora è risolto”. “La paura - continua il medico aretino - in questo momento lascia il posto alla voglia di tornare alla normalità e di ricominciare soprattutto a vivere”. Come è successo al dottor D’Ascola e a tanti suoi colleghi. Perchè se c’è qualcosa di buono che ha portato questa pandemia, tra tutti i mali, la voglia di rimettersi in gioco e di tornare a indossare il camice bianco.