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Arezzo, incendio a Valentino Shoes Lab: dissequestrata l'area, danno di almeno 7,5 milioni: inchiesta per rogo colposo al bivio

Luca Serafini
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Quasi due mesi dopo il disastroso incendio che ha raso al suolo la Valentino Shoes Lab di Levane ieri sono stati tolti i sigilli nell’area devastata dalle fiamme. Il dissequestro della superficie è stato eseguito dal Corpo dei Vigili del Fuoco su incarico del sostituto procuratore Marco Dioni, titolare dell’indagine aperta per incendio colposo ancora contro ignoti. 

Dal primo pomeriggio di ieri l’area di via Valiani è stata dunque restituita alla società Semilla, proprietaria, che a sua volta l’aveva affidata a Valentino Shoes Lab per la produzione delle scarpe griffate da donna. Da inizio maggio i dipendenti e l’attività sono distribuiti su due poli: in Valdarno, a breve distanza, ospiti di Prada, e a Montelupo Fiorentino nell’altro stabilimento della società vicentina, con un servizio pullman per i pendolari. Una sessantina di qua e una sessantina di là, altri nel quartier generale di Levane.

Per quanto riguarda l’area bruciata, il prossimo passaggio dovrà essere la presentazione di un progetto per la bonifica della superficie sulla quale, stando alla dichiarazione di intenti della stessa Valentino, dovrebbe sorgere la nuova fabbrica. 
Le premesse per stringere l’accordo ci sono, adesso è il momento di passare ai fatti. Il tavolo tra le parti, con legali, tecnici e consulenti, deve considerare tutta una serie di aspetti a partire dall’entità danno - valutato non meno di 7 milioni e mezzo ma forse anche superiore - fino alla copertura assicurativa. 

L’obiettivo comune è quello di mantenere sul territorio valdarnese una realtà industriale di primo livello con ricaduta occupazionale importante.  Per quanto riguarda le cause dell’incendio scoppiato nella notte del primo aprile scorso, i Vigili del fuoco hanno ben presto individuato il punto dal quale partì: all’esterno dello stabile, dove erano depositate polveri di lavorazione soggette notoriamente a dar luogo a scintille che, in determinate condizioni, possono far sviluppare incendi. E’ successo proprio questo, con la prima fiammella che ha trovato facile esca nelle pareti di poliuretano. 

Quando quella notte scattò l’allarme e sul posto intervennero le squadre dei pompieri era troppo tardi per salvare la Valentino. Gli inquirenti hanno scandagliato a fondo le modalità di conservazione e smaltimento dei residui della lavorazione del calzaturificio, i ruoli del personale incaricato, le eventuali lacune nell’attività di routine ma molto delicata. 

Una dettagliata e analitica relazione sta per essere consegnata al pm Marco Dioni che dovrà tirare le sue conclusioni. E cioè stabilire se vi sono effettivamente responsabilità penali da parte di qualcuno, da trarre quindi a giudizio, o se invece il caso va archiviato e per l’incendio colposo sono configurabili solo responsabilità di natura civilistica per il soggetto gestore dell’ambiente e cioè la stessa Valentino. Questo si vedrà più avanti, nel contesto di un’inchiesta complessa sì ma che appare incanalata su binari costruttivi. Diversa la situazione dell’altro incendio, quello della galvanica Lem, poco distante, che scoppiò una settimana dopo.

La natura dolosa è stata accertata sulla base di elementi oggettivi come una porta del retro rotta per potersi introdurre e appiccare le fiamme. Vigili del fuoco e carabinieri della Compagnia di San Giovanni stanno lavorando sodo coordinati dal pm Angela Masiello per dare una spiegazione a ciò che avvenne e risalire al piromane o ai piromani. 
Anche in questo caso si procede contro ignoti.