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Morte di Martina Rossi, Albertoni verso rinuncia alla Cassazione: pena ai servizi sociali. A Genova per gli altri due processo tra un anno

Luca Serafini
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Alessandro Albertoni si è sempre proclamato innocente e continua a farlo con fermezza anche dopo la condanna a tre anni di reclusione nell’appello bis sulla tragica fine di Martina Rossi, la ragazza di venti anni precipitata dal balcone dell’hotel. Ma il campione di motocross potrebbe rinunciare al ricorso in Cassazione. Sì, anziché proporre motivi per tentare di ottenere l’annullamento della nuova sentenza potrebbe fermarsi qui, rendendo definitivo il pronunciamento.

La linea difensiva viene messa a punto in questi giorni. Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi hanno tempo fino al 12 giugno per impugnare il verdetto dei giudici fiorentini che li definisce responsabili della tentata violenza sessuale della studentessa di Genova che all’alba del 3 agosto 2011 precipitò dal sesto piano dell’hotel Santa Ana a Palma di Maiorca. Cercava di scappare dal balcone della camera 609, stabilisce la sentenza: i ragazzi volevano approfittarsi di lei, scrivono i giudici, e Martina cercò di saltare sul terrazzino a fianco per mettersi in salvo. Invece perse la presa e volò di sotto.

Una ricostruzione che le difese di Albertoni e Vanneschi hanno sempre contestato ottenendo l’assoluzione di entrambi gli imputati nel primo processo di appello, poi cassata dalla Suprema Corte che ha riportato Alessandro e Luca davanti ai giudici con la condanna del 28 aprile scorso. La clessidra dei 30 giorni per ricorrere in Cassazione è partita il 13 maggio, data del deposito delle motivazioni. Ma Alessandro Albertoni, con a fianco l’avvocato Tiberio Baroni, potrebbe decidere di non opporsi e accettare questa conclusione del processo. Tre anni di reclusione ma con la possibilità per il giovane di Castiglion Fibocchi di chiedere l’affidamento in prova ai servizi sociali.

Albertoni avrebbe un mese di tempo per chiedere la misura alternativa al carcere e nei successivi 45 ci sarebbe la decisione del giudici. Prestando l’opera presso qualche associazione in un contesto socialmente utile, Albertoni salderebbe il suo conto con la giustizia. Pur rimanendo aperto e da definire l’aspetto civilistico relativo al risarcimento dei danni che finora i legali della famiglia di Martina Rossi (Luca Fanfani, Stefano Savi ed Enrico Marzaduri) non hanno mai quantificato. I prossimi giorni diranno quale percorso intende imboccare Albertoni. Quanto a Luca Vanneschi, dopo la condanna, l’avvocato Stefano Buricchi che difende l’imprenditore edile usò parole che annunciavano l’intenzione di arrivare di nuovo al terzo grado di giudizio.

“Attendo con ansia la Cassazione - disse l'avvocato Buricchi - che spero saprà dire parole di giustizia e verità annullando una motivazione densa di contraddizioni, errori e illogicità”. La Cassazione può esprimersi solo sulla legittimità e la correttezza del processo senza entrare nel merito dei contenuti. Il reato di tentato stupro di gruppo si prescrive ai primi di ottobre. La Cassazione potrebbe fare in tempo a trattare la vicenda Martina, confermando o riformando. Oppure i motivi del ricorso potrebbero essere ritenuti inammissibili mantenendo le condanne.

IL PROCESSO A GENOVA

Non ingrana la quinta il processo per gli altri due giovani aretini sotto accusa a Genova sulla vicenda di Martina Rossi. La data fissata ieri per l’udienza è il 30 giugno 2022. Quel giorno inizierà la trattazione del caso che vede imputati Enrico D'Antonio e Federico Basetti. Devono rispondere del reato di false dichiarazioni al pubblico ministero che indagava per fare luce sulla fine della ventenne dopo che il fascicolo archiviato in Spagna era stato riaperto in Italia. Silenzi e bugie dei due giovani, secondo il capo di imputazione, avrebbero tentato di “coprire” gli amici Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi. Per le presunte dichiarazioni mendaci rese come persone informate sui fatti, D'Antonio e Basetti rischiano fino a 4 anni di reclusione qualora venissero riconosciuti colpevoli. Il loro atteggiamento, ritiene la procura di Genova, sarebbe stato di ostacolo nell'inchiesta sulla tragedia di Palma di Maiorca. Quel 3 agosto 2011, Enrico e Federico dopo la discoteca erano rimasti con le amiche di Martina nella camera delle ragazze. Martina salì di sopra da Alessandro e Luca.

Lì, secondo la sentenza di condanna, ci fu il tentativo di approccio sessuale (“tentata violenza di gruppo”) e Martina precipitò dal balcone perché non aveva vie di fuga. Poi nell'hotel ci furono momenti di confusione e sarebbe iniziato quel depistaggio che voleva far passare la tragedia come suicidio o incidente. Le contestazioni verso D'Antonio e Basetti riguardano le risposte che il 17 dicembre 2013, tra i silenzi, resero al pm Biagio Mazzeo su quello che videro dopo il fatto, sui movimenti e sulle dichiarazioni degli amici. Il processo di Genova si era fermato per arrivare al termine di quello principale. Poi l'avvocato di D’Antonio, Alessandro Serafini, (Basetti è difeso da Massimo Scaioli) aveva presentato una eccezione che ha fatto ripartire il procedimento. Ieri le notifiche. Tra un anno e un mese processo a Genova.