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Arezzo, intascano 50 mila euro per la formazione ma il corso ai dipendenti del calzaturificio non c'è mai stato

Difficoltà nel settore calzature

Luca Serafini
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Soldi veri per realizzare corsi di formazione fantasma. In quattro sono accusati di truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche: avrebbero intascato poco meno di 50 mila euro (49.152) provenienti dal Fondo interprofessionale Fort.Te. per organizzare in un calzaturificio delle lezioni per i dipendenti in realtà mai svolte. Un’operazione sulla quale sono caduti gli occhi della Guardia di Finanza e che secondo la procura sarebbe stata messa in piedi con “artifici e raggiri” in modo da acquisire la non irrilevante somma. Il giudice delle indagini preliminari Claudio Lara ha rinviato a giudizio Michele Q., 51 anni di Montevarchi, coordinatore e docente dei corsi, difeso dall’avvocato Simona Chiarini; Andrea F., 60 anni di Terranuova Bracciolini, amministratore unico della società, presentatore del progetto di formazione e beneficiario della formazione ai propri dipendenti, difeso dall’avvocato Michele Vaira; Fabio T., 58 anni, di Ferrara, responsabile del piano formativo, difeso dall’avvocato Valerio Girani; e Annibale I., 50 anni di Bologna, tutor, difeso dall’avvocato Valerio Spigarelli.

La prima udienza del processo sarà celebrata il 14 luglio davanti al giudice monocratico Michele Nisticò. Al centro del procedimento penale c’è il progetto formativo aziendale di innovazione per lo sviluppo di una ditta del Valdarno impegnata nella lavorazione delle calzature - una srl - finanziato dal fondo For.Te. il maggiore fondo paritetico interprofessionale per la formazione continua del terziario. L’ipotesi dell’accusa è che quel contributo di 49.152 euro non si sarebbe concretizzato affatto in una serie di lezioni per le maestranze su aspetti relativi a sicurezza, aggiornamenti software ed altro. Intanto, si legge nel capo di imputazione, la collaborazione per il progetto di formazione venne conferito dalla ditta al marito di una congiunta del titolare, socia di maggioranza, e poi le Fiamme Gialle hanno messo in fila tutta una serie di documenti ritenuti mendaci per attestare falsamente il regolare svolgimento del corso. Che nel periodo indicato, nel 2016, non si svolse proprio, nonostante la convenzione con il Fondo Fort.Te. e il flusso di denari accreditati nel conto corrente della società.

Nel capo di imputazione si legge anche che i dipendenti del calzaturificio apponevano le firme di presenza sui registri al termine dell’orario di lavoro senza aver partecipato ai corsi. Si parla di falsa rendicontazione, attestando falsamente le spese sostenute per attività mai effettuate. Insomma, il fondo sarebbe stato tratto in inganno con false attestazioni e falso ideologico, che sono gli altri reati contestati insieme alla truffa in concorso. Tutto ovviamente da dimostrare, con il fondo che si è costituito parte civile con l’avvocato Vincenzo Bencivenga per conto del direttore Paolo Arena. e che rivendica il risarcimento del danno patrimoniale subito.