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Arezzo, da orafo a barista per riaprire storico locale a San Lorentino

Francesca Muzzi
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Lo storico bar di San Lorentino ha rivisto la luce lo scorso 25 maggio dopo un anno e mezzo di buio. A riaprirlo Daniele Bigi, 42 anni, che ha deciso di chiudere con il mestiere di orafo durato per 22 anni e di realizzare il suo sogno: ridare al quartiere uno dei punti di riferimento. “Avevo iniziato da tanto tempo a fare la corte a questo locale - racconta Daniele - Il bar aveva chiuso già prima che scoppiasse la pandemia, a gennaio 2020. Era un peccato che a San Lorentino non ci fosse più un posto così, un posto che desse un’identità a tutto il quartiere, come invece c’è negli altri”. Poi da febbraio dello scorso anno, il sogno di Daniele è stato accantonato dal lockdown e da tutto ciò che è seguito. Ma non sono stati mesi infruttuosi. “In questo lungo periodo mi è venuta voglia di cambiare mestiere - racconta - Facevo l’orafo da metà della mia vita, avevo 22 anni, ma un po’ perché mi ero stancato e un po’ per tutto ciò che stava succedendo, il sogno del bar, che guarda caso si trova proprio sotto casa mia, è tornato sempre più forte”.

E così non appena c’è stata l’occasione Daniele ha deciso che era arrivato il momento giusto per riprovarci. “Avevo fatto un primo tentativo, ma tutto era saltato per il Covid. Poi è arrivata la svolta. Ci siamo accordati con il proprietario del fondo e il bar San Lorentino, dallo scorso 25 maggio ha riaperto i battenti”. Lo stemma in alto - storico - e l’insegna altrettanto storica, a due passi da Porta San Lorentino e dalla Chimera. “E’ il mio quartiere - continua Daniele - è la mia gente e ho voluto fare qualcosa per me e per gli altri. Sono nato qui, casa mia è proprio sopra il bar e vedere questo posto chiuso da più di un anno mi dispiaceva”. E la riapertura è stata accolta con grande entusiasmo dalla gente di Arezzo e di Porta del Foro. Tanti hanno saluto il ritorno del bar e quello che da ora in poi sarà il punto di ritrovo del quartiere giallocremisi. Ma l’entuasiamo di Daniele non si è fermato qui.

“In questi giorni - dice - ho avuto anche l’occasione di parlare con il vice rettore Gianni Cantaloni per cercare di fare qualche iniziativa”. Insomma l’idea di Daniele è quella che il bar sia un ritrovo di quartieristi, sia durante la Giostra che durante tutto l’anno. “Io sono molto affezionato al mio quartiere e se ho preso questa decisione che non è stata facile, è senza dubbio per amore di questi colori e delle mie origini. La gente si sta riabituando ad avere il bar di San Lorentino e speriamo che continuino sempre di più”. Una decisione che ha comportato anche del coraggio e che oggi Daniele si augura di essere ripagato. “Il mio è stato un regalo per tutti e anche per me stesso. Il bar San Lorentino dal 25 maggio è tornato e aspetto tutti quanti”. A sorseggiare un bicchiere di vino guardando la splendida porta e la Chimera, simbolo del quartiere giallocremesi.