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Arezzo, processo Coingas: quei soldi per pagare l'amica del direttore del giornale, la cimice, Scopelliti e tutte le verità di Staderini

Luca Serafini
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Sergio Staderini canta in aula la sua verità. Quella di un amministratore pressato e pilotato dall’alto che prima ci sta ma ad un certo punto dice basta. E ora svela gli altarini della politica. Meno di tre ore di domande e risposte, in primis sui soldi di Coingas: denari pubblici che lui doveva gestire bene per conto dei comuni soci e che invece, secondo l’accusa, finivano troppo allegramente (peculato) in convenzioni a professionisti amici, o amici degli amici. Quasi mezzo milione l’entità della presunta malversazione. La fetta maggiore, dicono le carte, al blasonato studio legale Olivetti Rason di Firenze per incarichi reiterati ritenuti dalla procura inutili, dai costi esorbitanti e senza un minimo di selezione a monte. Una delle convenzioni, ha raccontato Staderini, fu fatta ad hoc per pagare con una triangolazione tra avvocati l’amica di un ex direttore di un quotidiano. Così facendo la linea editoriale del giornale sarebbe stata più favorevole al sindaco di Arezzo, Alessandro Ghinelli, che, dice Staderini, fu successivamente messo al corrente di quell’operazione, il cui pagamento pari a 14 mila euro, sarebbe stato effettuato nella gestione Coingas successiva. In aula il primo cittadino coinvolto nel processo non c’è ma i suoi avvocati Luca Fanfani e Piero Melani Graverini avranno modo, come gli altri, di ribattere alle contestazioni nei vari filoni. Intanto ieri è stata l’udienza dell’interrogatorio a Staderini. Impiegato di banca, nel 2015 attratto dalla politica con Ora Ghinelli, stretto collaboratore del sindaco, da lui fu chiamato a guidare Coingas. Senonché la banca per la quale lavorava gli disse: o stai in filiale o fai il presidente della spa. Fu lì, racconta Staderini stimolato dal procuratore Roberto Rossi, che Macrì intervenne affidando la delicata questione a Pier Ettore Olivetti Rason: viaggio a Milano alla sede centrale della banca e problema risolto. Il pm Rossi in aula ha mostrato le lettere dell’istituto di credito che prima diffidava Staderini poi lo rassicurava. Sull’onda di quel successo, che faceva comodo a tutti, sarebbe partita la linea di notule facili verso i legali fiorentini. Ispirata da Macrì, favorita da sindaco Ghinelli e assessore Merelli, ipotizza la procura (tutto da dimostrare). In aula, a porte chiuse, ad ascoltare c’è proprio l’avvocato Pier Ettore, uno dei tredici imputati. E quando è il turno di Mara Cacioli, che definì quelle convenzioni “aria fritta”, su domanda dell’avvocato Davide Scarabicchi (parte civile per i comuni insieme a Riccardo La Ferla) la contabile afferma che i compensi per lo studio fiorentino erano tutti sopra la soglia dei 40 mila euro di legge, perché ai 39 mila veniva aggiunto il 15% in più forfettario. C’è anche l’assessore Alberto Merelli nell’aula 1 del tribunale troppo affollata di avvocati e imputati, dove si celebra l’udienza preliminare davanti al gup Claudio Lara. E c’è anche il commercialista Marco Cocci, accusato per gli incarichi ricevuti da Coingas. Staderini nega di averlo ingaggiato per compensarlo delle azioni polverizzate di Popolare di Vicenza (per la quale Staderini lavorava) ma solo per valore professionale e fiducia. Con Cocci voleva rifondare Coingas, non poteva tollerare più che la spa, che controlla Estra, venisse controllata da questa. Serviva irrobustire Coingas, riempirla di operatività e autonomia. E Staderini ha indicato il momento di rottura in cui cominciò a staccarsi da Estra: il giorno in cui nell’ufficio di Macrì, per parlare di un progetto per Coingas, si trovò di fronte Giuseppe Scopelliti ex presidente della Regione Calabria del quale poco dopo, in seguito all’arresto, conobbe le turbolente vicende giudiziarie. Staderini frenò, dice, e cominciò a fare parte per se stesso. Ruggini e dissidi. Un altro giorno, sospettando di essere spiato nel suo ufficio in Coingas, lo fece bonificare e trovò una cimice che, ha detto, consentiva di ascoltare i suoi colloqui dalla mensa di Estra. Staderini - celebre per gli audio che faceva di nascosto nelle riunioni, trovati dalla Digos nel pc - srotola il suo racconto anche sulla nomina di Macrì da consigliere comunale a membro di Estra. Pure qui la procura trova riscontri al teorema dell’abuso d’ufficio: Macrì non poteva assumere deleghe e il parere dell’esperta Rostagno non era quindi totalmente rassicurante. Si fece una forzatura, dice la procura (anche se la scelta fu avallata dai tutti i soci di Estra) con il sindaco Ghinelli che doveva spartire gli incarichi, in questo caso per piazzare il leader di Fratelli d’Italia. Pure Macrì non era in aula ma la sua difesa avrà modo di controbattere. In aula sono riecheggiati anche i nomi dei parlamentari Maurizio D’Ettore e Stefano Mugnai (ex Forza Italia, passati a Coraggio Italia) che Ghinelli contattò per far sì che si agisse su Luca Amendola affinché trovasse un assist economico per il consigliere comunale Roberto Bardelli in cambio del supporto alla nomina di Amendola a presidente di Multiservizi. Altro filone (presunta corruzione) tutto da dimostrare (la nomina infatti fu politica e non certo imposta al sindaco dal Breda) ma che completa il florilegio di situazioni complesse e grottesche del processo Coingas. Dove a friggere sono anche il presidente di Arezzo Casa, Lorenzo Roggi, l’attuale amministratore di Coingas, Franco Scortecci, l’avvocato del comune Stefano Pasquini, l’avvocato fiorentino Jacopo Bigiarini e Mara Cacioli che ha difeso il suo lavoro volto, dice, solo a trovare documenti per far “riquadrare” i conti di Coingas. L’8 e il 15 parlano pm, parti civili e difese. Il 22 si discutono gli abbreviati (Staderini e Bigiarini). Il 6 luglio sentenze e decisione sul rinvio a giudizio.