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Arezzo, il presidente commissione Flavio Sisi: "Sagre no, ma mini eventi sì"

Francesca Muzzi
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“Le sagre non si faranno, perché è impossibile dal punto di vista normativo, ma nessuno può impedire alle associazioni di fare eventi spot”. Il presidente della commissione sagre, Flavio Sisi, ribatte così alla proposta dei ristoratori di Confcommercio che avevano chiesto a Regione e Comune di vietare, per quest’anno, le sagre paesane: “Fanno concorrenza – avevano dichiarato – e non è il momento, visto che siamo stati chiusi per oltre un anno”. “Non è che le sagre non si fanno perché qualcuno ce lo chiede – ribatte ancora Flavio Sisi – ma perché organizzare una sagra significherebbe andare contro le normative anti covid. Però vorrei anche sottolineare un altro aspetto, che mi sembra sfugga a tanti. E cioè che io in questi giorni ho ricevuto molte telefonate da parte di chi lavora anche grazie alle sagre. E cioè i fornitori di piatti e bicchieri di plastica, di tendoni, di materie prime, di cibo che anche loro sono fermi da oltre un anno e che alcuni sono disperati. Quindi, non è così semplice dire ‘vietate le sagre’, perché comunque si vieta anche il lavoro di tutto ciò che ruota intorno alla sagre”. Però le varie associazioni possono organizzare eventi spot. “Quello lo possono fare – risponde Sisi – Nel senso che un’associazione ha il permesso di organizzare quattro eventi spot durante l’anno per raccogliere soldi per pagare le bollette, per esempio. Gli eventi spot, di solito, sono una cena che, in questo caso, rispetta tutte le normative anti covid”. Ma c’è anche un altro aspetto che Flavio Sisi porta alla luce: “Le sagre, come ogni anno, avevano presentato domanda di svolgimento entro il 30 di ottobre. Anche quest’anno, nonostante la pandemia. La Giunta comunale avrebbe dovuto redigere un calendario entro il 30 di novembre, ma ad oggi, a quasi sette mesi, il calendario non c’è. Col senno di poi, viste le polemiche in corso, mi chiedo se questo ritardo sia voluto di proposito”. 
Sulla questione sagre era intervenuto anche il gruppo consiliare Fratelli d’Italia che aveva ribattuto invece sul regolamento “che ad Arezzo esiste dal 2016 su iniziativa di Fratelli d’Italia dell’allora capogruppo Francesco Macrì. Ad Arezzo le sagre sono state disciplinate e regolamentate in modo tale da non rappresentare più una anomalia e rispecchiare così il territorio e chi vi si dedica con effettivo intento sociale e di valorizzazione del territorio. Sono state impedite quelle pseudo sagre che non avevano altro scopo se non far cassa alle spalle dei ristoratori. Ma non su tutti i comuni della provincia esiste un regolamento simile”. Franco Marinoni, direttore di Confcommercio Toscana, anche a seguito di ciò ha chiesto un incontro al presidente della Provincia, Silvia Chiassai: “affinchè il presidente si faccia promotore di un incontro fra tutte le Amministrazioni per coordinare strategie e logiche comunali in materia di sagre e feste paesane”. “Oltretutto – aggiunge Marinoni – la richiesta di valutare una sospensione delle sagre per la stagione estiva 2021 l’abbiamo fatta come Confcommercio Toscana, pensando ai 273 Comuni della nostra regione”. “La nostra richiesta non può certo valere come un diktat, piuttosto è un invito alla riflessione di sapore squisitamente politico. Anche ai Comuni dotati di regolamento chiediamo che considerino se, nell’annus horribilis 2021 che ha messo in ginocchio l’intero comparto della ristorazione, non sia il caso di procrastinare la ripartenza delle sagre. Nessuno disconosce il grande valore sociale e culturale delle sagre, quelle vere quando rispettano le regole, ma se in questi mesi lavoreranno ristoranti e pizzerie, anziché le sagre, forse sarà un bene per tutto il territorio, in termini di occupazione salva e ricchezza prodotta. Per i Comuni senza regolamento, invece, la nostra proposta valga come incentivo a mettere mano alla questione una volta per tutte”, prosegue Marinoni. “Per quando poi le sagre riprenderanno l’attività, nei nostri auspici nel 2022, resta poi, in ogni caso, il tema dei controlli: gli eventi della somministrazione parallela devono rispettare ogni norma. Perché dopo quasi un anno e mezzo in cui i locali tradizionali hanno visto la loro attività impedita, la ristorazione non può diventare d’improvviso un campo d’azione facile e alla portata di tutti”, conclude.