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Arezzo, bambino di tre mesi e mezzo dimenticato nell'androne: i genitori a processo per abbandono di minore

Luca Serafini
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Era la notte della Befana del 2020 quando in un androne di via Po in città fu trovato un bambino di appena tre mesi e mezzo. Solo. Era dentro all’ovetto: fu il fiuto di un cane di rientro dalla passeggiata a indicare al padrone quella tenera presenza; poi arrivarono la polizia e il 118. Dall’1.50 della notte solo più tardi, verso le 3.30, furono rintracciati i genitori. E ieri la coppia è comparsa in tribunale per la prima udienza del processo penale che li vede accusati entrambi di abbandono di minore. Un reato che in caso di condanna prevede da sei mesi a cinque anni di reclusione. Davanti al giudice monocratico Giorgio Margheri sono sfilati i primi testimoni. Prossima udienza il 21 ottobre. Da quel 6 gennaio di cose ne sono cambiate molte, di mezzo c’è stata tutta la pandemia.

Ma la cosa essenziale è che il piccino - che quella notte non riportò alcuna conseguenza fisica - oltre a stare bene ha pure avuto un fratellino che, unito a quello più grande, porta a tre i bambini che allietano la famiglia composta dal babbo, sudamericano di 44 anni, lei aretina di 24, stanno crescendo. Il Tribunale dei minorenni che ovviamente si occupò di loro ha concluso gli accurati accertamenti e il periodo di osservazione qualificandoli come pienamente idonei a svolgere il loro ruolo genitoriale. Babbo e mamma a tutti gli effetti. Ma allora perché quell’episodio che fece clamore in tutta la città in coda alle feste di Natale? E’ quello che il processo dovrà appurare. Ancora la difesa della coppia - avvocati Tommaso Ceccarini e Cristina Parnetti - non ha esposto la sua linea né i due imputati hanno parlato in aula, ma pare che l’abbandono del bimbo sarebbe stata una dimenticanza frutto del qui pro quo insorto tra i coniugi in quel momento in una fase di crisi. Il piccino era stato preparato con tutina pesante, copertina e ben protetto dal freddo all’interno dell’ovetto usato per trasportare i bebè fuori.

Soltanto che il babbo, uscendo con la macchina, non si sarebbe avveduto di caricarlo probabilmente pensando di lasciarlo con la mamma. Una confusione tale che l’ovetto con il bambino rimase nell’androne del condominio. Quanto tempo? Non è ben chiaro. Di certo, quando il vicino di casa lo trovò e arrivarono agenti e ambulanza non era in condizioni di salute precarie. Né particolarmente infreddolito. Venne tuttavia portato in ospedale per tutti gli esami sanitari e per accertare l’affidabilità dei genitori. Che successivamente è stata acclarata.

Resta solo da stabilire se per quella distrazione devono pagare o no o se la sbadataggine, per un motivo o per l’altro, è scusabile. E’ capitato anche ad Arezzo di assistere a tragedie per amnesie dei genitori. A rappresentare il bimbo e i suoi diritti nel processo è l’avvocato Fabio Appiano, nominato curatore speciale del minore.