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Arezzo, evasione con anziani e disabili: chi sono arrestati e indagati. Timori per attività e occupazione nelle Rsa

Luca Serafini
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Nelle Rsa ospitavano e accudivano gli anziani e i disabili ma giravano sistematicamente le spalle al fisco. Fino a eludere la bellezza di 26 milioni di euro grazie ad uno scaricabarile di debiti da una cooperativa all’altra: per quella che chiudeva con i conti in rosso, ne nasceva un’altra pulita Ma nessuno pagava l’erario. Questo il giochetto che la Guardia di Finanza addebita ora a nove persone accusate di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di reati tributari. Per tre di essi è scattato l’arresto: è finito in carcere Daniele Mazzetti, 60 anni, casentinese, figura di spicco nel mondo delle cooperative, già in passato toccato da problemi giudiziari; ai domiciliari invece Letizia Beoni, 48 anni, legale rappresentante della società cooperativa consortile Reses (sulla scia di Agorà) ed il commercialista Alessandro Corsetti, 61 anni. Per gli altri sei coinvolti nell’inchiesta sulla presunta banda delle case di riposo, denunciati a vario titolo, sono state chieste misure interdittive (la decisione dopo gli interrogatori) e tra loro figura Roberto Vasai, ex presidente della Provincia di Arezzo. Gli altri sono Maria Rosaria Esposito, Andrea Fedi, Alessandro Ghiori, Aniello Sequino e Francesco Squillante. Nelle trenta pagine dell’ordinanza firmata dal gip Fabio Lombardo, è condensato il lavoro investigativo svolto dal Nucleo di polizia economico finanziaria di Arezzo, guidato dal tenente colonnello Andrea Esposito. Il fascicolo aperto in origine dal pm Andrea Claudiani è stato ereditato dal procuratore Roberto Rossi. Non vengono eccepiti reati inerenti alla gestione socio sanitaria delle strutture per anziani, disabili e minori, bensì il complesso sistema amministrativo e fiscale. Viziato, secondo l’accusa, da gravi irregolarità. Tanto che i finanzieri affermano di aver “disarticolato un’organizzazione”, un “sodalizio”. E parlano di “sistema collaudato”. La base era nell’Aretino e l’operatività in varie regioni: Marche, Liguria, Piemonte e Lombardia. Il monitoraggio dei finanzieri è partito dai tempi di Agorà fino a quelli recenti. Il modello praticato prevedeva la partecipazione a “gare” pubbliche per l’affidamento di servizi socio-assistenziali, da parte di un consorzio, riconducibile agli indagati principali, per poi affidare l’esecuzione delle prestazioni a società cooperative “affiliate”, talvolta rappresentate da prestanomi. Gli indagati, con il contributo del consulente fiscale, secondo la Finanza “ponevano in essere plurimi e ripetuti reati fiscali (omessi versamenti di tributi e indebite compensazioni), che nel tempo generavano un rilevante debito nei confronti dell’erario (mai onorato), in capo alle singole cooperative, poi sistematicamente messe in liquidazione e sostituite con altre, che proseguivano l’attività con gli stessi dipendenti”. Il profitto illecito viene quantificato in 26 milioni[TESTO] tra somme evase e non versate[/TESTO]. Gli arresti e le perquisizioni sono scattati ieri mattina. Eseguito anche un sequestro preventivo, per oltre 500 mila euro relativo alla compensazione di debiti erariali con crediti inesistenti, effettuata dall’ultima delle cooperative. Nei prossimi giorni avranno luogo gli interrogatori di garanzia per gli arrestati: Mazzetti è assistito dall’avvocato Luca Fanfani, che difende anche Vasai mentre Beoni è difesa dall’avvocato Roberto Alboni. 
Non è messa in discussione l’operatività delle case di riposo e delle strutture, ma per il sistema di cooperative, gigante con i piedi d’argilla con circa 800 dipendenti, è un colpo durissimo che pone molti interrogativi sul futuro per l’assistenza di molte persone fragili. 

LE PREOCCUPAZIONI

La scritta “andrà tutto bene” campeggia nella home del sito di Residenze sociali e sanitarie, Reses, la cooperativa sociale consortile colpita dall’inchiesta. Quello è lo slogan color arcobaleno riferito alla pandemia - periodo durante il quale le strutture hanno svolto un lavoro ancora più complicato - ma chissà se funzionerà anche per la vicenda giudiziaria. Gli interrogativi sono tanti. A partire dalla ricaduta per i dipendenti, circa 800 in tutto il gruppo di coop, per i quali a giorni è l’ora degli stipendi. Ma con il terremoto degli arresti e il sequestro di mezzo milione di euro, che succederà? Pare che le casse di Reses non siano aggredite. Il caso tiene in apprensione per l’attività, preziosa, nei tre versanti delle Rsa: anziani, disabili e minori. Da Palazzo Guillichini ad Arezzo a Villa Mimose nel Cortonese (colpita nel 2020 dalla tragedia del pulmino con tre morti) sono tante nel territorio le strutture dove viene garantita assistenza e cura alle persone fragili su ottimi livelli. Sarà garantita la continuità? Il colpo è durissimo. Le accuse sono tutte da dimostrare. Le difese si stanno organizzando partendo da una convinzione: nessuno si è messo in tasca nulla, sostenere le Rsa è oneroso e saldare i conti con lo Stato non è facile. Mancati pagamenti come necessità, nessuna fuga dal debito col malloppo.