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Incendio a Valentino Shoes partito da polveri non smaltite nel container, la verità dei vigili del fuoco. Cinque posizioni al vaglio

Luca Serafini
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[/FIRMACITTA-2]Per gettare i rifiuti del calzaturificio non fu usato il container, forse per pigrizia, e quell’errore risultò fatale. La verità sul disastroso incendio alla fabbrica di Valentino Shoes, a Levane, il primo aprile 2021, ora è contenuta nella relazione consegnata alla procura dai Vigili del fuoco che hanno svolto accertamenti. C’è la conferma che le fiamme quella notte partirono dai sacchi contenenti polveri di lavorazione. Dovevano essere smaltiti in modo corretto, come rifiuti, secondo procedure codificate, invece rimasero in uno spazio all’aperto e a rischio dell’area produttiva. Anziché essere spostati nel contenitore scarrabile, sicuro, covarono il loro potenziale innesco in un punto vulnerabile dello stabilimento. Le polveri residuo di lavorazione dei calzaturifici contengono minuscoli elementi metallici che possono generare scintille in quanto incandescenti. Come avvenuto in passato in altre occasioni, in primis alla Soldini di Anghiari negli anni Novanta. Dalle telecamere e dai sopralluoghi, gli inquirenti del Corpo dei Vigili del fuoco hanno ricostruito il film dell’accaduto: la fine del turno di lavoro, la fabbrica che si ferma, le luci che si spengono. Poi improvvisamente un bagliore nel lato incriminato. E’ il fuoco che si accende in uno dei sacchi e si estende alle pareti della struttura. Quindi si allarga e diventerà ingestibile quando sul posto, in via Valiani, arrivano le squadre con gli idranti. A fronte della ricostruzione tecnica, il lavoro dei vigili ha permesso di circoscrivere a cinque persone i ruoli di gestione di quei rifiuti e il rispetto delle norme di sicurezza. Ora spetta al magistrato, il sostituto procuratore Marco Dioni, stabilire se vi sono i presupposti per contestare a qualcuno, penalmente, responsabilità di tipo colposo. Negligenze, omissioni, imperizie. Gli effetti dell’incendio furono devastanti: un danno calcolato, per difetto, in sette milioni. Lo stop per settimane all’attività di Valentino Shoes Lab a fronte di una importante commessa di lavoro da smaltire. Sappiamo poi che l’azienda con sede a Valdagno - che operava in affitto sullo stabile di Semilla - non ha perso tempo per rimettere in piedi la catena produttiva: a Montelupo Fiorentino dove possiede un calzaturificio e in affitto da Prada, con Patrizio Bertelli che tese subito una mano ai colleghi imprenditori. Per i dipendenti è scattata da maggio una organizzazione d’emergenza ma virtuosa, coordinata dal sindacato, che prevede lo scambio di destinazione dei due gruppi di sessanta persone: tra quelli che fanno i pendolari con Montelupo in pullman e gli altri che invece sono rimasti in Valdarno.
Nei giorni scorsi sono stati tolti i sigilli alla superficie bruciata e ci sono adesso le premesse per la ricostruzione sulla base della dichiarazione d’intenti di Valentino di rimanere in Valdarno per mettere a frutto il valore della manodopera. La parte eccedente di commesse che non si riesce a smaltire, è stata girata ad altri laboratori. Ora va presentato un piano di bonifica d’intesa con Comune di Bucine e Arpat. Poi si potrà edificare in base ad un accordo da stringere tra Valentino e Semilla, società proprietaria dell’area di via Valiani. Allo studio tutti gli incastri economici e assicurativi. Quanto all’altro incendio nello stesso luogo, una settimana dopo, che distrusse la galvanica Lem, il lavoro degli inquirenti è in salita. Sicura l’origine dolosa ma nell’inchiesta diretta dal pm Angela Masiello sarà arduo risalire agli autori.