Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Arezzo, arresti Rsa: priorità salvataggio lavoro e assistenza. Verso gli interrogatori. Intercettazioni: "Hanno scoperto il giochetto"

Sequestro preventivo a tutela del credito dello Stato

Luca Serafini
  • a
  • a
  • a

“Come al solito il consorzio ha utilizzato i soldi per altri scopi anziché girarli alla cooperativa per pagare i dipendenti”. A parlare, intercettati, sono due soggetti impegnati nel gruppo di cooperative ex Agorà dove è esploso lo scandalo della maxi evasione fiscale. E’ una delle frasi scottanti captate dalla Guardia di Finanza nell’ambito dell’inchiesta che ha decapitato il sistema cooperativistico, oggi coordinato da Reses (Residenze sociali e sanitarie), che gestisce case di riposo e strutture per disabili o minori nell’Aretino e in altre regioni d’Italia. Un vortice di quattrini - 26 milioni evasi al fisco - una gestione improntata alla “spregiudicatezza”, come scrive il gip Fabio Lombardo nell’ordinanza che ha spedito in carcere Daniele Mazzetti, dominus del sistema. Ieri Mazzetti ha ricevuto in carcere la visita dell’avvocato Luca Fanfani mentre l’avvocato Roberto Alboni si è recato a Stia dove si trova ai domiciliari Letizia Beoni, presidente del consorzio. Ai domiciliari anche Alessandro Corsetti, commercialista, difeso dallo studio De Fraja: avevano un ruolo di rilievo ma “ancillare”. Per il giudice “seguivano le direttive e supportavano” il capo. Mazzetti viene descritto come “scaltro” e sul suo arresto in carcere pesano i precedenti penali. Non sono ancora fissati gli interrogatori di garanzia, a inizio settimana, che riguardano anche Roberto Vasai, indicato come collaboratore di Mazzetti, ex presidente della Provincia per il quale il procuratore Roberto Rossi ha chiesto l’interdizione dalle cariche sociali. Indagati anche Maria Rosaria Esposito, Andrea Fedi, Alessandro Ghiori (attenzione, nulla a che vedere con il commercialista aretino, è un caso di omonimia) e Aniello Sequino.

Oltre alle delicate posizioni giudiziarie, in primo piano c’è la questione lavoro e assistenza: 800 dipendenti e una serie di strutture con persone fragili alle quali assicurare assistenza. Domani l’avvocato Alboni presenta un’istanza al procuratore Rossi per consentire a Letizia Beoni di ricevere ai domiciliari le sue strette collaboratrici per procedere ai pagamenti degli stipendi attesi a giorni. Al di là dell’immediato, preoccupa la tenuta del sistema. Che per l’accusa poggiava su un meccanismo sistematico di evasione dei tributi. Durissima la descrizione del gip di Mazzetti: “Pur di lucrare il denaro illecitamente sottratto all’Erario non ha esitato ad omettere il versamento dei contributi previdenziali e assicurativi che erano dovuti ai soci lavoratori”. Una persona “inaffidabile” e capace di reiterare il reato.

Respinta dal giudice, invece, la contestazione del reato di corruzione ipotizzata dalla procura: per ottenere la proroga della gestione della Rsa Maestrini, i vertici della coop avrebbero promesso “utilità” (non si sa cosa) al funzionario Asl Francesco Squillante in virtù dei suoi ruoli. Un teorema che il gip Lombardo smonta restituendo invece l’immagine di un funzionario integro. “Un abbaglio della procura”, dice l’avvocato Nicola Detti che difende Squillante. Quello che invece pesa è la ricostruzione della girandola di chiusure e aperture di cooperative, di elusioni ed evasioni. Elementi cementati da intercettazioni telefoniche e ambientali come queste: “Questi sono proprio delinquenti”... “è un’associazione”, commentano due del mondo Agorà. “In questa situazione si rischia...”. Oppure “Siamo a buon punto per fare qualche intrallazzo...” (captato a Vasai). E ancora, dopo un controllo della Finanza: “hanno capito che è tutto un giochino, riconducibile tutto alla stessa cosa...” “che si chiami residenze per anziani o pinco pallino fanno tutti capofila alla stessa identica cosa”. Ammissioni anche sui prestanome. “Gente messa lì a seconda di chi si innamora, di chi tromba...”.

Il riferimento esplicito agli “intrugli” e alle “scatole cinesi”. Il 25 febbraio 2020, dinanzi alle nuove norme più stringenti, Mazzetti esclama “E’ sempre più un casino”. Un anno e 4 mesi dopo ecco le manette. “Una lucida strategia di gruppo” scrive il giudice, “volta a conseguire ingenti profitti derivanti dall’incasso dei proventi degli appalti e dell’elusione fiscale con impossibilità di recupero da parte del Fisco nei confronti di cooperative fallite o in liquidazione”. Non è verosimile, per il gip, “che i dissesti fossero causati dalla crisi”. Per le difese invece è proprio così. Si tirava la coperta per non perdere il lavoro, lasciando scoperto il Fisco.

APPELLO DELLA CGIL

Un duro colpo al sistema cooperativo che preoccupa il sindacato. “Nonostante le numerose vertenze che ci hanno visti contrapposti ad Agorà, questo non è il momento dei giudizi”, dicono Gianmaria Acciai, Segretario FP Cgil e Alessandro Mugnai, Segretario provinciale. “Sarà compito della magistratura accertare i fatti, quello che ci preme è stare vicini ai lavoratori che sono un patrimonio del sistema dell'assistenza alla persona a cui il nostro territorio non può fare a meno”. La prospettiva? “Superato il sistema oligarchico, i lavoratori potrebbero continuare a dar vita al sistema Agorà, di cui molti sono soci. Con patrimonio umano e immobiliare garanzia di continuità assistenziale e lavorativa”. Cgil chiede che sia aperto un confronto istituzionale. “Attenzione particolare in quei casi in cui la cooperativa sta effettuando opere di adeguamento delle strutture”. Obiettivo: salvare i posti di lavoro. La convinzione: “Il valore che i soci lavoratori hanno nella cura dei nostri anziani e disabili”.