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Arezzo, evasione fiscale da 26 milioni con le Rsa: il commercialista è pronto a chiarire e si ritiene estraneo

Luca Serafini
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Alessandro Corsetti non ci sta a passare per il commercialista dell’associazione a delinquere finalizzata alla maxi evasione con le case di riposo. E’ ai domiciliari, ha nominato come difensori gli avvocati Roberto e Simone De Fraja e venerdì, nell’udienza di convalida, potrebbe rispondere per filo e per segno alle domande del gip. “Non può essergli addebitata alcuna condotta dolosa” dicono sicuri i suoi legali. “Corsetti svolgeva soltanto un’attività tecnica per i clienti e non ha partecipato ad alcun disegno criminoso”, aggiungono. Il commercialista avrebbe eseguito meramente atti e pratiche richiesti da chi pilotava il consorzio di cooperative del gruppo Agorà, poi diventato Reses. Ma non avrebbe ordito alcuna trama per scavalcare gli adempimenti fiscali e tributari; questo sostiene la linea difensiva. Il primo dei tre arrestati dalla Guardia di Finanza ad essere interrogato (mercoledì 9 giugno) sarà Daniele Mazzetti, figura apicale del presunto sodalizio, una lunga esperienza nel settore delle cooperative assistenziali e pregresse beghe giudiziarie. Mazzetti, 60 anni, è in carcere proprio per i precedenti penali e per il ruolo che il procuratore Roberto Rossi e le fiamme gialle gli attribuiscono: artefice del giro di società “apri e chiudi” con le quali si è arrivati, negli anni, a eludere la bellezza di 26 milioni. Il gip Fabio Lombardo, che lo ha spedito in cella, gli porrà domande sul meccanismo definito “spregiudicato” in voga nel consorzio e finito nel mirino degli investigatori, anche grazie a gole profonde spuntate tra gli ex collaboratori di Agorà. Mazzetti, con l’avvocato Luca Fanfani, valuterà se rispondere o avvalersi della facoltà del silenzio. Fissata per venerdì 11 giugno l’udienza di convalida per Letizia Beoni, 48 anni, ai domiciliari a Stia con la medesima pesante accusa di associazione a delinquere finalizzata a reati tributari. La legale rappresentante del consorzio ha trascorso la domenica con l’avvocato di fiducia Roberto Alboni per mettere in ordine cifre e adempimenti: oltre a chiarire la sua posizione, la presidente di Reses, si preoccupa che le strutture che ospitano anziani, disabili e minori possano proseguire l’attività. Stamani saranno presentate istanze al pm Rossi per poter svolgere certi passaggi con i collaboratori, nonostante le restrizioni dei domiciliari, in modo da effettuare i pagamenti dei circa 800 dipendenti e definire le questioni relative al funzionamento delle Rsa in provincia di Arezzo e nelle altre regioni. Da un anno sembrava che le cooperative della galassia Agorà avessero trovato un certo equilibrio, invece è arrivata la mazzata. Nell’ordinanza del Gip il ruolo di Beoni e Corsetti è definito “ancillare”, rispetto al Mazzetti, indicato come dominus della situazione, con un suo potere indiscusso e una certa abilità. Per la presidente di Reses e per il commercialista, il giudice Lombardo parla di “ruolo di primaria importanza nella gestione degli affari illeciti del gruppo”, ravvisando che “hanno affiancato il Mazzetti seguendone per lo più le direttive, supportandolo e collaborando attivamente ma solo occasionalmente suggerendo le soluzioni da adottare per risolvere le problematiche di ordine tecnico che si venivano a creare”. Attende il suo turno anche Roberto Vasai, ex presidente della Provincia, persona apprezzata dai più, anche dagli avversari politici, che si stenta a immaginare come collaboratore stretto di un sodalizio che lucrava su case di riposo e case famiglia, alle quali si è dedicato con passione. Per lui, indagato, c’è la richiesta di interdizione dalle cariche societarie al vaglio del giudice. In nuce, su tutta la vicenda, una comune linea difensiva: nessuna appropriazione di denari, solo il maldestro tentativo di tenere in piedi in modo pasticciato e truffaldino, un sistema che economicamente non stava su. Vedremo.