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Arezzo, caso Martina Rossi: anticipato a dicembre processo a Genova agli altri due ragazzi per evitare prescrizione

Luca Serafini
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Nel caso della morte di Martina Rossi c’è sempre da lottare contro il tempo. Altrimenti i reati svaniscono. Il babbo della ragazza morta dieci anni fa nella caduta dal balcone dell’hotel, ha chiesto e ottenuto di anticipare l’inizio del processo agli altri due giovani coinvolti nella vicenda: sono accusati di false dichiarazioni. Anziché il 30 giugno 2022, la data d’inizio è stata spostata al 9 dicembre 2021, con un calendario che prevede la sentenza il 10 febbraio. Il reato di cui devono rispondere Enrico D’Antonio e Federico Basetti si prescrive nella seconda metà del 2023. Così Bruno Rossi, parte civile, e il pm Valentina Grosso, hanno presentato un’istanza al giudice Paolo Lepri che l’ha accolta accorciando i tempi.
D’Antonio e Basetti in quell’agosto 2011 erano a Palma di Maiorca con gli amici Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi, condannati nell’appello bis a tre anni di reclusione per tentato stupro di gruppo della ragazza. Secondo la ricostruzione dell’accusa, Martina per sfuggire alla violenza voleva scavalcare il balconcino della camera 609 per andare in quello accanto ma perse la presa e precipitò dal sesto piano dell’hotel Santa Ana. Era l’alba del 3 agosto e la ventenne studentessa di Genova, conosciuta dalla comitiva di Castiglion Fibocchi nella vacanza appena iniziata, spirò per gravissime lesioni interne. Era in slip, aveva graffiato nella lotta Albertoni e secondo l’ultima sentenza dei giudici di Firenze, nella camera ci fu un tentativo di abuso sessuale. Reato che si prescriverà ai primi di ottobre. L’altra imputazione - morte in conseguenza di altro reato - in primo grado era sfociata in ulteriori tre anni di condanna per Albertoni e Vanneschi, ma è evaporata proprio per il decorso del tempo. 
Enrico D’Antonio e Federico Basetti sono imputati nel processo collaterale. Secondo l’accusa quando sono stati sentiti dalla procura di Genova come persone informate sui fatti, su cosa videro e sentirono, hanno raccontato bugie e sono stati reticenti con lo scopo di coprire e agevolare gli altri due ragazzi, in base ad un depistaggio iniziato fin da subito. Enrico e Federico quella sera dopo la discoteca, si erano appartati con le amiche di Martina nella camera delle ragazze. Martina Rossi, rimasta sola, aveva chiesto ospitalità ad Alessandro e Luca nella loro camera per non fare il terzo incomodo. Lì avvenne il fattaccio che, secondo la recente sentenza, non fu né un suicidio né un raptus di follia ma un tragico tentativo di fuga. Albertoni e Vanneschi hanno sempre negato con decisione. Le loro strade potrebbero dividersi con linee difensive diverse: Vanneschi di sicuro orientato a giocare l’ultima carta in Cassazione, Albertoni - pur proclamandosi innocente - potrebbe fermarsi qui, come ha lasciato intendere l’avvocato Tiberio Baroni, oppure no. In caso di sentenza definitiva la pena sarà scontata con l’affidamento in prova ai servizi sociali. Entro sabato la decisione. 
Ad agosto saranno dieci anni dalla tragedia nella vacanza delle Baleari. L’ordinamento giudiziario prevede che certi reati si estinguano nel tempo. Bruno Rossi e la moglie Franca, che si sono battuti per riaprire il caso in Italia dopo le frettolose indagini chiuse in Spagna, sfidano la clessidra della giustizia. A difendere D’Antonio e Basetti sono gli avvocati Alessandro Serafini e Massimo Scaioli. I due giovani si dichiarano innocenti. In caso di condanna rischiano fino a quattro anni di reclusione.