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Arezzo, chiesto processo per sindaco Ghinelli e presidente di Estra Macrì: procuratore cita intercettazioni e formula accuse

Luca Serafini
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Tono sobrio ma ficcante. Preciso, dettagliato, rapido. Il procuratore Roberto Rossi ieri ha chiesto che il sindaco di Arezzo, Alessandro Ghinelli, il presidente di Estra, Francesco Macrì, e tutti gli altri coinvolti nell’inchiesta Coingas vengano processati. Era scontato ma fa un certo effetto. Due ore e mezza di requisitoria per sintetizzare davanti al gup Claudio Lara quello che alcuni definiscono “sistema Arezzo”, le presunte malefatte di politici e professionisti coinvolti nei tre filoni: le consulenze di Coingas, la nomina di Macrì in Estra e quella di Amendola in Multiservizi. Reati variamente distribuiti: peculato, corruzione, favoreggiamento, abuso d’ufficio. A fianco del pm, in aula, il sostituto procuratore Chiara Pistolesi e il commissario di polizia Luca Banchetti, della Digos, la divisione della questura che ha sollevato il coperchio e svolto serrate indagini. Garbato eppure tagliente, il procuratore Rossi cita, tra le intercettazioni, quella degli “asini che volano devono essere visti come tali da tutti”, captata proprio al sindaco, impegnato in quella fase a far passare il bilancio di Coingas - ritiene il pm - con pareri legali e pressioni, ma quel bilancio includeva incarichi inutili e dispendiosi con denari pubblici. “So cosa ho fatto e detto, sono sereno, ho sempre agito per il bene di Arezzo”, ha detto il sindaco in questi anni. Ma la spa dei comuni era diventata un erogatore di consulenze facili, ritiene l’accusa, al di là delle reali necessità di Coingas, una scatola vuota con le ricche quote di Estra, “una società che non fa una sega...” dice con imbarazzo il pm citando la colorita intercettazione della contabile Cacioli. Da Coingas andò quasi mezzo milione di euro in consulenze allo studio legale di Pier Ettore Olivetti Rason e al commercialista Marco Cocci (entrambi in aula): legittimi compensi o malversazioni lo capiremo più avanti. Calca di più, Rossi, sullo studio legale fiorentino forte degli elementi forniti da Sergio Staderini, imputato e collaboratore di giustizia, che nell’interrogatorio ha pure riferito dei 14 mila euro che Coingas ha pagato per ammansire il direttore di un blasonato giornale toscano: buona stampa a favore di Ghinelli in cambio dell’assunzione nello studio legale Rason dell’amica del direttore della testata. A questo si era arrivati. Non fa sconti Rossi. Anche se per Ghinelli (e Merelli) cade sul filone consulenze l’accusa di abuso d’ufficio ma resta quella di favoreggiamento. Il procuratore tratteggia, deciso ma sempre con tocchi di fioretto, la figura e il ruolo di Francesco Macrì, con caratteristiche egemoniche nella conduzione di Coingas e la contiguità allo studio Rason. Ribadisce che la nomina dello stesso Macrì da consigliere comunale a membro e presidente di Estra fu abuso d’ufficio (che tocca anche il sindaco): incarico inconferibile; sul presunto patto corruttivo tra Roberto Bardelli (Breda) e Luca Amendola, sulla presidenza di Multiservizi, Rossi ha rilevato che non fu un accordo privato, lo dimostra il fatto che il sindaco mosse anche i parlamentari di Forza Italia perché spingessero affinché le richieste economiche di Bardelli ad Amendola venissero esaudite. Dopo i comuni parte civile (avvocati Davide Scarabicchi, Riccardo La Ferla e Raffaello Giorgetti) interventi degli avvocati difensori: D’Avirro per Rason, le cui consulenze - dice - erano notevoli e congrue; l’avvocato Del Corto per Cocci, commercialista che riqualificava Coingas; l’avvocato Brilli per il legale del Comune Pasquini, nei guai ingiustamene, dice, per un parere; l’avvocato Romagnoli per Scortecci, intervenuto in Coingas a rimediare pasticci di altri e le cui condotte, dice, non integrano il favoreggiamento; difesa argomentata quella di Berbeglia per l’assessore Merelli e dell’avvocato Schiavotti per la contabile Cacioli. Il 15 gli altri difensori, in primis Fanfani e Graverini per il sindaco, Viciconte per Macrì. Il 22 discussione dell’abbreviato di Staderini. E per Jacopo Bigiarini sul filone dell’avvocatessa amica del direttore del giornale; qui il pm chiede sia verificata l’ipotesi peculato per Scortecci: la convenzione fu pagata sotto la sua guida. Il 6 luglio sentenze e decisione sui rinvii a giudizio. E data del processo.