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Arezzo, il dominus delle cooperative Mazzetti: "Tributi evasi per tenere vive le Rsa ma non ho intascato un euro"

Luca Serafini
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Non poteva nascondersi dietro un dito e non lo ha fatto. Daniele Mazzetti, mister Agorà, ha ammesso le elusioni tributarie con il groviglio di cooperative apri e chiudi, la maxi evasione da 26 milioni con le Rsa che gli è costata l’arresto. Ma ha negato con decisione di aver ordito un piano, di aver architettato un disegno realizzato in associazione a delinquere con gli altri protagonisti dell’inchiesta. Il volto di Mazzetti è apparso sul monitor del computer al centro dell’aula dell’udienza: ad ascoltarlo e a porgli domande il gip Fabio Lara, il procuratore Roberto Rossi e l’avvocato Luca Fanfani, suo difensore. Un interrogatorio di garanzia tutto sommato rapido, durato circa un’ora, al quale adesso seguirà la decisione del gip sulla richiesta di scarcerazione con l’applicazione di una misura più blanda come i domiciliari. Non ha negato l’evidenza, Mazzetti, sugli omessi versamenti di cui era ovviamente a conoscenza ed aveva anche avallato, come fulcro del consorzio di cooperative impegnate nella gestione delle strutture assistenziali in provincia di Arezzo e nelle altre regioni. Ma il sessantenne imprenditore del sociale, con trentennale esperienza nel settore (e diverse beghe giudiziarie) ha sottolineato come in questa storia nessuno abbia messo uno spillo in tasca. Lui stesso, ha precisato, conduce vita frugale in Casentino, nessun lusso, nessun eccesso, poche migliaia di euro in banca, nessun conto in Svizzera o chissà dove. L’enorme evasione, secondo la narrazione difensiva, era congenita al sistema cooperativistico messo in piedi: di fronte al bivio se onorare il servizio di eccellenza per anziani, disabili e minori con relativo pagamento degli 800 dipendenti, e saldare gli obblighi fiscali, la scelta era stata la prima. Strategie sbagliate e spericolate, mania di grandezza per generare un grande polo nazionale delle Rsa, situazione sfuggita con effetto palla di neve. Questo ci sarebbe alla base del gigantesco volume di denari evasi. Tuttavia, Mazzetti ha spergiurato che non ci fu un meccanismo preordinato piuttosto si trattò di un rattoppamento progressivo della situazione, a discapito della stessa Agorà (poi Reses) perché anche i repentini e frequenti cambi di nome delle cooperative non erano certo un vantaggio quando c’era da misurarsi sul mercato per l’aggiudicazione di bandi e servizi. Una marea di debiti gestita nell’illusione che la polvere sotto al tappeto potesse rimanere nascosta in eterno. La Finanza ha smascherato il “giochetto” mentre Reses da un anno circa sembrava navigare in modo regolare. Ma alle spalle ci sono voragini con l’erario. Prossimi interrogatori, domani, per Letizia Beoni e Alessandro Corsetti, ai domiciliari, difesi dagli avvocati Roberto Alboni e dagli avvocati Roberto e Simone De Fraja. Più avanti toccherà gli altri indagati tra cui Roberto Vasai, ex presidente della Provincia. anche lui ingranaggio, per il pm, del sistema escogitato da Mazzetti per assistere anziani, disabili e minori e infischiarsene del fisco.