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Arezzo, la rivincita del procuratore Roberto Rossi: confermato dal Csm e potrebbe recuperare i mesi dell'ingiusto stop

 Il pm Roberto Rossi

Luca Serafini
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Il secondo mandato di Roberto Rossi alla guida della Procura della repubblica di Arezzo ora ha il sigillo del plenum del Consiglio superiore della magistratura: tutti voti favorevoli, solo tre astenuti. E’ la parola fine ad una vicenda scoppiata nell’autunno 2019 quando al dottor Rossi lo stesso plenum del Csm negò il bis nella funzione direttiva per altri quattro anni. La linea promossa all’epoca da Piercamillo Davigo è stata sonoramente battuta e adesso, superata la fase dell’amarezza, il pm aretino si è preso la sua rivincita. Nessuna dichiarazione ma evidente soddisfazione per il magistrato di Assisi aretino d’adozione, protagonista di un’infinità di inchieste, per citare gli ultimi casi in ordine di tempo, ieri impegnato nell’udienza per l’interrogatorio di Mazzetti arrestato per la vicenda Rsa e il giorno prima in aula a pronunciare la requisitoria sul caso Coingas (con apprezzamenti per esposizione e toni anche dagli avvocati che sul fronte opposto). Era il 24 ottobre 2019 quando il Csm decise la non riconferma di Rossi nonostante il parere favorevole del Consiglio giudiziario di Firenze. Motivo, la presunta “mancanza del requisito di indipendenza da impropri condizionamenti”. Per cosa? In riferimento ad un incarico extra giudiziario svolto per la Presidenza del Consiglio. I detrattori di Rossi vollero insinuare possibili elementi di inopportunità per quell’incarico, mettendo in relazione la conduzione di inchieste della procura su Banca Etruria e la presenza nel governo Renzi di Maria Elena Boschi, figlia del vice presidente di Bpel. Tempistiche e valutazioni erano sballate. Rossi, ferito nella sua onorabilità, impugnò la delibera del Csm e il Consiglio di Stato ha definitivamente accolto il suo ricorso. La sentenza ha precisato che la vicenda di quell’incarico non ha in alcun modo inciso sull’indipendenza del dottor Rossi. Alla luce di questo, la commissione del Csm per gli incarichi direttivi ha valutato la sussistenza dei presupposti per confermarlo nel secondo mandato. A favore del dottor Rossi anche gli esiti di una ispezione ministeriale dalla quale emerge un giudizio lusinghiero per l’operato del procuratore, ineccepibile nella sua attività e il cui ufficio ha effettuato una considerevole riduzione dell’arretrato. Nulla osta alla conferma, quindi, e ieri disco verde del plenum. Il mandato bis di Rossi, già in corso, scade a giugno 2022. Ci sarà da capire se dovrà recuperare i dieci mesi in cui fu destituito ingiustamente e degradato a pm. Ora ha tutte le carte in regola per concorsi su altre sedi e ruoli.