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Arezzo, sequestrati locali in centro a un condannato per mafia. Operazione simile non riuscì per villa Wanda di Licio Gelli

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Un appartamento e un locale che ospita un’attività, entrambi in centro, sono stati sequestrati per un valore complessivo di oltre 800 mila euro. L’esecuzione del provvedimento è scattata ieri nell’ambito di una misura di prevenzione mirata contro un uomo di cui sono state diffuse solo le iniziali, F.M.A., che nel 2005 è stato condannato in via definitiva per associazione di stampo mafioso. Fatti commessi alla fine degli anni Novanta, tra la Campania e Arezzo, con un coinvolgimento del soggetto in attività di un clan camorristico (Bove - De Paola). In base ai trascorsi dell’uomo, che avrebbe già scontato la pena, è stata applicata la legge che in determinati casi consente di aggredire i beni di persone il cui fardello penale è stato particolare rilevante. La stessa misura di prevenzione patrimoniale prevista dal Codice antimafia (decreto lgs 06/09/2011 n. 159) che anni fa ad Arezzo si tentò di applicare per Licio Gelli, benché deceduto. In quel caso si voleva procedere al sequestro di Villa Wanda ma l’operazione naufragò dinanzi alla sentenza del giudice Gianni Fruganti che eccepì il fatto che la dimora era stata comprata da Gelli prima di entrare nel turbine delle vicende giudiziarie che hanno segnato la sua discussa esistenza. Non si poteva dimostrare, sentenziò il giudice, che la villa fosse stata acquistata con denari di illecita provenienza o comunque quando il proprietario era dedito a illecite attività. L’acquisto era avvenuto infatti quando Gelli, ancora non diventato il capo della P2, collaborava con Mario Lebole: furono prodotti documenti di quella compravendita. Tornando al sequestro di ieri, in una nota della questura si legge che “è il risultato di una complessa attività di indagine diretta dal procuratore aggiunto della Direzione distrettuale antimafia di Firenze, Luca Tescaroli, condotta dal personale della Divisione di polizia anticrimine della questura di Arezzo e, per gli aspetti economico patrimoniali, dal Nucleo di Polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza di Arezzo che ha operato in stretta sinergia con gli specialisti del Gico di Firenze”. Prima di arrivare al sequestro è stata effettuata, si legge ancora nella nota, una “ricostruzione del profilo soggettivo di F.M.A.” e accertamenti economico finanziari “per analizzare l’intero patrimonio acquisito nel tempo”. Al sequestro si è giunti su proposta congiunta formulata dal procuratore distrettuale della repubblica di Firenze, Giuseppe Creazzo, e dal questore di Arezzo, Dario Sallustio, istruita dal procuratore aggiunto Luca Tescaroli. L’esecuzione del decreto firmato dal tribunale di Firenze, Ufficio misure di Prevenzione, con il presidente Raffaele D’Isa è stata affidata al personale della Polizia di Stato e del Comando della Guardia di Finanza. La Questura conclude dicendo che con l’esecuzione sono stati vincolati il capitale sociale e l’intero patrimonio di una società di Arezzo per il valore, appunto, di oltre 800 mila euro.