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Arezzo, arresti Rsa: ora il consorzio delle cooperative è sul mercato. Interrogati presidente e commercialista

Luca Serafini
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Oltre due ore di interrogatorio per Letizia Beoni, un’ora abbondante per Alessandro Corsetti. Presidente del consorzio Reses e commercialista hanno risposto alla raffica di domande del gip Fabio Lombardo che una settimana fa li ha spediti agli arresti domiciliari con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata all’evasione tributaria per 26 milioni con la gestione delle Rsa. La prossima settimana conosceranno la decisione del giudice sulla revoca della misura cautelare, come del resto lo stesso Daniele Mazzetti, ritenuto il dominus del castello di cooperative sul quale la Guardia di Finanza ha posato gli occhi. Lui è in carcere per il ruolo ritenuto di rilievo e per i precedenti. Intanto il consorzio nato sull’esperienza di Agorà è di fatto sul mercato, con tutto il suo valore economico e di know how e con la necessità di dare continuità all’attività nelle case di riposo per anziani e nelle strutture per disabili e minori. Dalla Toscana al Friuli, dalle Marce alla Lombardia, al Piemonte. Beoni, travolta dall’inchiesta, si è dimessa ed un nuovo cda si è insediato ma urge prendere le redini di un sistema complesso al quale sono agganciati ottocento posti di lavoro nelle varie cooperative consorziate e numerosi assistiti. E’ stato intenso, punteggiato da momenti di commozione, l’interrogatorio di Letizia Beoni, con a fianco l’avvocato Roberto Alboni. La casentinese ha riferito di essersi dedicata anima e corpo al lavoro, come impiegata. Slancio, passione, attaccamento. Si dannava per tenere in piedi economicamente il sistema. Non ha potuto negare le pecche nella gestione finanziaria soprattutto del passato ma ha rivendicato come negli ultimi tempi l’andamento fosse stato raddrizzato rispetto a regole e adempimenti. Nessuno ha intascato nulla, ha sottolineato, e le storture si sono verificate solo per dare precedenza a stipendi e assistenza. Il maxi debito con l’erario non sarebbe frutto di un disegno preordinato, una associazione a delinquere, ma una necessità. E poi lei doveva eseguire scelte e decisioni finali fatte dal dominus Mazzetti, che a sua volta nell’interrogatorio di mercoledì ha fornito giustificazioni dinanzi all’evidenza dei fatti. Un ruolo “ancillare” come viene definito nell’ordinanza del giudice Lombardo di una settimana fa presa sulla scorta delle indagini svolte dal procuratore Roberto Rossi con le fiamme gialle. Beoni ha anche sottolineato come negli ultimi tempi il numero di dipendenti di Reses è sceso da 37 a 15 e le collaborazioni esterne ridotte. Prima di Letizia Beoni ha parlato il commercialista Alessandro Corsetti, assistito dagli avvocati Roberto e Simone De Fraja. Il professionista ha spiegato che il suo è stato un apporto tecnico, esecutivo e non deliberativo. Inadempienze, evasioni, compensazioni e input per giochetti con la girandola di chiusure e aperture di cooperative, non sarebbero farina del suo sacco. Nella prossima settimana interrogatori per gli altri indagati tra cui Roberto Vasai, ex presidente della Provincia, figura di rilievo in Agorà / Reses, una realtà preziosa su cui gravano punti interrogativi. Reses fattura circa un milione e mezzo il mese, è una macchina complessa da guidare tanto più ora. Ha un grande valore fatto di contratti, immobili, know how. Milioni. Una procedura concordataria può essere la soluzione per assicurare - mentre la giustizia fa il suo corso - la prosecuzione delle attività e i posti di lavoro sotto una guida forte e sana.