Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Arezzo, insulti su Fb alle femministe di sinistra: le dimissioni di Rossella Angiolini che conferma i contenuti. E il caso in Parlamento

L'avvocato Rossella Angiolini

Marco Antonucci
  • a
  • a
  • a

“Sono dispiaciuta per l’offesa. No, non riscriverei quel termine. Ma il contenuto no, quello lo confermo. Sul caso Saman vedo tutta l’ipocrisia della sinistra”. Il post della bufera, firmato da Rossella Angiolini, finirà addirittura in Parlamento, sotto forma di interrogazione annunciata dal deputato Pd Walter Verini. Angiolini, avvocato, un impegno politico nel centrodestra che in passato l’ha portata a ricoprire la carica di assessore comunale e presentarsi come candidata a sindaco di Arezzo, fino a ieri guidava la commissione pari opportunità della Provincia. Fino a ieri, visto che, nel bel mezzo delle polemiche, ha rassegnato le sue dimissioni, accettate dalla presidente Silvia Chiassai Martini. Tutto nasce da quel post: “Delitto di Saman. Ma quelle zocc... di femministe di sinistra dove sono???” “Lo ripeto, sono dispiaciuta” ha spiegato Angiolini nel pomeriggio di ieri. “Ho offeso tutte le donne, ma ero presa dalla rabbia. Il termine è sbagliato, ma confermo il contenuto. Ho letto che per la sinistra la vicenda di Saman (la giovane pakistana scomparsa da Novellara, <CF1402>ndr</CF>) è un femminicidio. No, non è così. Saman voleva essere libera: è stata uccisa in nome di una cultura che ritiene la donna subalterna all’uomo”. Rossella Angiolini punta l’indice contro “l’ipocrisia della sinistra”. “Non ho visto manifestazioni in questi giorni” ha ribadito ieri mattina, intervistata da una radio locale. Condanna unanime per quel termine, diversa la lettura politica. “Scuse apprezzabili ma tardive” ha sottolineato Francesco Ruscelli, segretario provinciale del Pd, “avvenute quando la vicenda è diventata un caso nazionale. Parole come quelle, in ogni caso, non avrebbero dovuto essere mai pronunciate. Ci tengo a riaffermare con forza che le offese alle donne sono tutte da condannare così come le violenze sulle donne, che le donne offese si chiamino Giorgia Meloni o Anna Rossi, o che le donne che subiscono violenza, o peggio, che vengono uccise si chiamino Saman o Marianna. Riusciremo mai ad essere tutti concordi almeno su questo?” “Rossella Angiolini ha scritto una brutta pagina della politica e della (non) cultura” le parole di Alessandro Mugnai. Anche Selvaggia Lucarelli, in un post, ha preso posizione sulla vicenda che ha portato alle dimissioni. “Ricordiamo a Rossella Angiolini” hanno stigmatizzato la portavoce della conferenza provinciale delle Donne democratiche Donella Mattesini e la delegata nazionale Alessandra Nocciolini, “che a proposito di integrazione e sostegno alle donne migranti che il centrosinistra aveva dato vita ad Arezzo alla Casa delle culture, che per anni è stato non solo un luogo essenziale di servizi, ma anche lo strumento che permetteva anche a tutte le donne migranti di incontrarsi, di confrontarsi, di integrarsi”. “Un luogo di forza delle donne ma di tutte le comunità migranti che il centrodestra ha chiuso, lasciando sole le donne migranti, più sole le comunità di migranti. Giù le mani da Saman, giù le mani dai diritti delle donne, giù le mani dalla politica che deve essere sempre confronto fondato sul rispetto e sulla civiltà”. “Dopo il suo post Rossella Angiolini si è dimessa” il messaggio contenuto nel post su facebook del vice sindaco di Arezzo Lucia Tanti. “Il tema vero, tuttavia, è che Saman è morta, assassinata per aver scelto la libertà. Possiamo parlare di questo adesso? Rossella Angiolini è una mia amica, è una persona che stimo. E da sempre è dalla parte dei diritti delle donne. Ha usato un linguaggio sbagliato? Sì, è vero: ha usato un linguaggio sbagliato. E’ un tema importante quello delle parole usate, però il tema principale non mi parrebbe questo. Rossella ha una storia personale che non si esaurisce in un post sopra le righe, ciò che però lascia perplessi in questa storia più delle parole sbagliate sono i silenzi. Troppi”. Presa di posizione anche della presidente della Provincia Silvia Chiassai Martini: “Non ho sentito nessuno in questi giorni indignarsi per una ragazza 18enne pakistana sparita nel nulla da oltre un mese sulla cui scomparsa gli inquirenti sono ormai certi che si tratti di omicidio premeditato. Una giovane donna vittima della sua famiglia, dell’integralismo, della assenza di libertà, di matrimoni combinati”. “Il silenzio su questa vicenda da parte della politica è stato assordante e non possono esserci casi dove indignarsi e altri dove indignarsi di meno”. Per quanto riguarda il caso Angiolini, “il linguaggio da lei utilizzato è inaccettabile e va assolutamente condannato. Mi dispiace però dover constatare che nessuno di quelli che oggi pubblicamente si indignano, hanno detto una parola per Saman, la vera vittima. Non ci si può indignare ad orologeria. Sulle offese a Giorgia Meloni da parte di un professore universitario, la politica non si è espressa a sostegno, anzi. Oggi invece vedo attivarsi una parte della politica solo per attaccare politicamente, invece di parlare della giovane diciottenne. Il comportamento dell’avvocato Angiolini resta inaccettabile ed è per questo motivo che le ho chiesto responsabilmente di dare le dimissioni dal ruolo che occupa”. Dimissioni che, nel frattempo, la diretta interessata aveva già recapitato al Palazzo della Provincia.