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Arezzo, caso Coingas: tocca al sindaco Ghinelli e a Macrì (Estra), così gli avvocati dal gup per smontare le accuse del pm

 Ghinelli e Macrì

Luca Serafini
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Sul caso Coingas è il giorno di Ghinelli e di Macrì. Sindaco e presidente di Estra, salvo colpi di scena, stamani non saranno fisicamente in aula ma per loro parleranno gli avvocati, pronti a sferrare picconate contro il teorema del procuratore Roberto Rossi. La scorsa settimana il pm ha elencato le accuse spalmate sui tre filoni e ha chiesto al gup Claudio Lara di rinviare tutti a giudizio, compresi appunto i big. Sia Ghinelli che Macrì si dichiarano sereni e fiduciosi nonostante certe intercettazioni colorite e le dichiarazioni scomode di Sergio Staderini, come non fossero bastate le sue registrazioni fatte di nascosto. L’ex amministratore di Coingas ha puntato l’indice contro un presunto “sistema Arezzo” dal quale si sarebbe sganciato dopo averne fatto parte. Proprio Staderini ha fatto scattare per Macrì l’accusa in più di concorso in peculato per le consulenze affidate allo studio legale fiorentino Olivetti Rason, a lui vicino e destinatario della fetta maggiore del mezzo milione ritenuto malversazione. Ma quale peculato, obietta l’avvocato di Macrì, Gaetano Viciconte, per il quale Coingas non è soggetto pubblico e quindi quel reato non si può contestare. Una mina piazzata dalla difesa nelle fondamenta del castello di accuse messe insieme da Digos e procura. Funzionerà? Ghinelli su questo filone è accusato di favoreggiamento: si sarebbe adoperato per indurre i revisori di Coingas ad approvare il bilancio della società dei comuni pur in presenza di quelle consulenze con “cifre esorbitanti per servizi inutili e assegnati senza gara”. Tutto da dimostrare, qualora il gup ritenesse Coingas soggetto pubblico. Difeso dagli avvocati Luca Fanfani e Piero Melani Graverini, il sindaco ha motivato il suo agitarsi per Coingas perché non voleva che saltasse il bilancio e si inceppasse la cassaforte dei dividendi di Estra a beneficio degli aretini. A proposito di Estra, c’è poi il capitolo della nomina di Macrì da consigliere a membro del Cda: un abuso d’ufficio secondo il pm. Anche qui le difese piazzano la mina: Estra non rientra, dicono, nella categoria che deve sottostare alla legge Severino. Non sarebbe una controllata pubblica. Sul rebus c’è un ginepraio di pareri e interpretazioni opposte di luminari, segretari comunali, tecnici, e vedremo alla fine quale lettura darà il giudice. La storia ci dice che i soci di Estra, che sono di tutti i colori politici, avallarono l’elevazione di Macrì a presidente. Con deleghe. Il sindaco deve poi fronteggiare l’accusa di aver assecondato il presunto patto corruttivo tra il consigliere comunale Roberto Bardelli e Luca Amendola, diventato presidente di Multiservizi. Ma l’aiuto economico promesso da Amendola a Breda sarebbe questione privata, sostengono le difese. E la nomina di Amendola avvenne per indicazione di Forza Italia come spartizione post elettorale. Il darsi da fare di Ghinelli per capire se Breda aveva risolto i suoi problemi, fino a muovere gli onorevoli D’Ettore e Mugnai, avvenne solo per motivi di sensibilità personale. Insomma, solo fumo e niente arrosto, per le difese. Oggi parleranno anche i legali degli altri coinvolti: avvocato Roberto Albini per Breda, Marco Manneschi per Amendola, Alessandra Cacioli per Lorenzo Roggi. Nuova tappa dell’udienza preliminare che il 6 luglio darà le risposte: chi davvero merita il processo? Per cosa? Mentre ci sarà subito la sentenza per chi ha scelto il rito abbreviato: Staderini e l’avvocato Jacopo Bigiarini, legato al rinterzo per assumere con i soldi di Coingas una avvocatessa nello studio Rason. Così facendo il “sistema Arezzo” avrebbe giovato al sindaco, in cerca di buona stampa, racconta Staderini. L’avvocatessa era l’amica di un potente direttore di giornale.