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Arezzo, caso Coingas: avvocato restituisce con assegno 14 mila euro della convenzione che per il pm è peculato

Luca Serafini
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L’avvocato fiorentino Jacopo Bigiarini ha inviato a Coingas un assegno circolare da 14.560 euro. Un risarcimento, di fatto, in vista dell’udienza di martedì prossimo nella quale Bigiarini definirà la sua posizione con il rito abbreviato. Il legale ha così restituito a Coingas l’importo della convenzione incriminata che nel 2019 la società dei comuni aretini strinse formalmente con lui e che per la procura della repubblica rappresenta una malversazione: peculato. Perché, sostiene l’accusa, non si trattava di un compenso per reali attività legali svolte a favore di Coingas ma di un’operazione di comodo per interessi di altra natura. 
Nella ricostruzione della Digos e del procuratore Roberto Rossi, infatti, il legale fiorentino Bigiarini sarebbe stato usato come prestanome per far correre il denaro da Coingas - utilizzata in quel periodo un po’ come un bancomat - verso lo studio legale fiorentino Olivetti Rason. E quei soldi - che sono pubblici secondo il pm ma la questione è dibattuta a colpi di diritto - servivano a sostenere l’assunzione nello studio legale Olivetti Rason di una avvocatessa molto cara al direttore di una prestigiosa testata giornalistica toscana. In modo da ottenere buona stampa a favore del sindaco di Arezzo, Alessandro Ghinelli, che in quel periodo rivendicava spazi, visibilità, miglior trattamento dal giornale con il cui direttore aveva avuto dissapori. [TESTO]Una iniziativa di Olivetti Rason, questa, secondo la narrazione fatta da Sergio Staderini, ex amministratore di Coingas, nelle sue rivelazioni, poi nell’interrogatorio in aula durante l’udienza preliminare e quindi in Rai.
C’è una registrazione fatta dallo stesso Staderini in auto, nel gennaio 2019, che documenta il suo colloquio con Olivetti Rason proprio sull’assunzione dell’avvocatessa. Staderini non voleva caricare su Coingas una nuova spesa eccessiva e si presentò con denaro in contante di tasca sua. Poi però si decise di procedere in altro modo. E fu attuata la triangolazione con l’avvocato Bigiarini mero prestanome. 
Il pagamento effettivo dei 14 mila euro avvenne poi quando in Coingas era divenuto amministratore Franco Scortecci, che ereditò la vecchia gestione e cercò di raddrizzarla insieme alla contabile Mara Cacioli pur compiendo atti che li hanno fatti finire sotto indagine. Eloquente, a proposito della convenzione con Bigiarini, l’intercettazione in cui la società di revisione, parlando con la contabile di Coingas, espone dubbi per l’ingaggio di un altro avvocato (Bigiarini) dopo che le consulenze affidate da Coingas a Olivetti Rason già costavano un occhio della testa. L’utilizzo di Coingas come una borsa per assecondare certe operazioni è il cuore dell’inchiesta che il 6 luglio vivrà una fase importante: il gup Claudio Lara dirà se gli imputati, a vario titolo, tra cui il sindaco di Arezzo, Ghinelli e il presidente di Estra, Francesco Macrì, devono affrontare il processo davanti al tribunale. Dei tredici imputati sui tre filoni, due hanno scelto il rito abbreviato che consente di chiudere subito la vicenda allo stato degli atti e in caso di condanna, ottenere lo sconto di un terzo della pena. Martedì saranno discusse appunto le posizioni dell’avvocato Bigiarini, difeso dall’avvocato Andrea Torri di Prato, e di Sergio Staderini, difeso dall’avvocato Francesco Molino. Staderini è chiamato in causa per il voluminoso carico di consulenze considerate d’oro (verso commercialista Cocci e studio legale Olivetti Rason) per circa mezzo milione, e toccato dagli altri due filoni: la nomina di Macrì in Estra e la presunta corruzione tra consigliere comunale Bardelli e Luca Amendola, che divenne presidente di Multiservizi. Accuse tutte ancora da dimostrare per tutti, in una fase assolutamente preliminare. Per Staderini potrebbe giocare a favore anche la collaborazione con la procura. Vedremo. Il coinvolgimento di Bigiarini è limitato all’operazione dell’avvocatessa, i 14 mila euro volati via da Coingas per assecondare un interesse particolare. Il gesto che ora ha compiuto - la restituzione della somma - ha il suo peso e sembra l’ammissione che l’operazione non fu opera sua. Potrebbe aiutare lui e inguaiare gli altri. Vedremo pure qui. Tutti e tredici gli imputati sono assolutamente innocenti e privi di macchia fino a prova contraria e sentenza definitiva.
Intanto, del rientro in cassa di quei soldi ne hanno preso atto, oltre al pm Rossi, Coingas e i comuni soci, che sono parti civili nel processo (avvocati Davide Scarabicchi, Riccardo La Ferla e Raffaello Giorgetti) e chiedono conto della gestione dei denari della spa.