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Arezzo, morto sul lavoro investito da camion dei rifiuti in manovra: quattro a processo e uno patteggia

Luca Serafini
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L’operaio era sceso dal camion dei rifiuti e aspettava che i colleghi svolgessero le operazioni di scarico ma l’altro mezzo in manovra lo travolse. Per la morte di Giancarlo Andreoni, avvenuta il 26 ottobre 2018 a Camucia, l’autista investitore ha patteggiato la pena a un anno e quattro mesi di reclusione (con la condizionale). Ma per quella tragedia sul lavoro altre quattro persone erano accusate a vario titolo e per loro il giudice Giulia Soldini ha disposto il rinvio a giudizio. Il 13 ottobre saranno processati l’allora direttore generale di Sei Toscana, gestore unico dei rifiuti per Arezzo Grosseto e Siena, e i responsabili di tre cooperative che svolgevano ognuna con un proprio ambito di competenza il lavoro di raccolta e conferimento dei rifiuti solidi urbani nell’Aretino. L’incidente avvenne nell’area del compattatore dei rifiuti di Camucia, il conducente del camion non vide Andreoni che era in piedi e parlava al cellulare e non si accorse della manovra in retromarcia del camion al quale dava le spalle. La vittima era molto conosciuto ad Arezzo, prima come commerciante della frutta a Trento e Trieste e poi come volontario della Croce Bianca. Sulla dinamica dell’incidente il pm Angela Masiello volle vedere chiaro e al di là della banalità dell’urto, il magistrato rilevò una serie di carenze di sicurezza nel luogo di lavoro. Nel registro degli indagati furono iscritti Alfredo Rosini, allora direttore di Sei Toscana, e i presidenti delle tre cooperative che operavano per conto di Sei: Gianluca Bartolini (Futura), Gabriele Mecheri (Betadue) e Moreno Magrini (Margherita più). Responsabilità erano contestate anche al conducente del camion investitore, Marco Magnani (accusato di guida imprudente), che ieri con l’avvocato Andrea Sandroni ha definito la posizione con il patteggiamento. Secondo il pm, gli imputati avrebbero cagionato per “negligenza, imprudenza e imperizia” la morte di Andreoni “in cooperazione colposa tra loro e con la persona offesa”, con riferimento appunto alla fatale distrazione della vittima per l'uso del telefonino. A quel tempo il luogo di compattazione dei rifiuti della Valdichiana era un tratto dismesso della strada provinciale 31 nella zona Turini di Camucia: dopo la tragedia il compattatore al quale accedevano varie cooperative per svuotare i mezzi pesanti della raccolta di rifiuti è stato spostato all’ex zuccherificio di Castiglion Fiorentino. Quello spazio di 120 metri di lunghezza e largo 7,50, messo a disposizione dalla Provincia, secondo il pm Masiello era pericoloso. All'ex direttore di Sei Toscana si contesta la mancata organizzazione dell'area “in modo tale che la circolazione di pedoni e veicoli potesse avvenire in modo sicuro”. Non c'era segnaletica, verticale e orizzontale, né cartelli di divieto di stazionamento del personale nelle zone di manovra, né segnali per disciplinare l'uscita a marcia avanti evitando le pericolose uscite a marcia indietro. La parte terminale della strada avrebbe anche consentito di girare il mezzo per uscire di muso, ma questa opportunità non era praticata. Sbarre o semaforo, dice il pm, avrebbero potuto normare meglio il luogo. Andreoni, operatore della cooperativa Futura, si trovò nel punto sbagliato. Il camionista Magnani (della coop Betaudue), fece appena un metro e mezzo in retromarcia e lo urtò. Le lesioni furono mortali per Andreoni. Aveva 56 anni. Ai presidenti delle cooperative si contesta di non aver agito verso Sei Toscana per attuare le misure di prevenzione e di aver omesso l'attuazione delle misure di protezione dei rischi con linee guida per conducenti e passeggeri dei mezzi. Tutto andrà discusso nel dibattimento. Nel quale l’avvocato Corrado Brilli rappresenterà i familiari della vittima, costituiti parte civile.