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Arezzo, scoperti 79 furbetti del reddito di cittadinanza. Variazioni patrimoniali non comunicate o sono agli arresti

Luca Serafini
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[/FIRMACITTA-2]Ogni mese spuntano quattro furbetti del reddito di cittadinanza. Dal 2020 ad oggi la Guardia di Finanza di Arezzo ne ha scoperti 79. Gente che senza averne titolo è riuscita a percepire il sostegno economico introdotto nel 2019 dall’allora governo gialloverde (M5s e Lega) come contrasto alla povertà e reinserimento nel mondo del lavoro. Il dato sugli impostori del RdC è stato comunicato ieri dal comandante provinciale delle Fiamme Gialle, il colonnello Adriano Lovito, nel corso della sobria festa per il 247° della fondazione del corpo, alla quale ha partecipato il prefetto Maddalena De Luca, che ha ringraziato i finanzieri per il loro lavoro e i risultati. Sul versante delle prestazioni sociali agevolate, terreno fertile per gli imbroglioni, la Finanza ha svolto un’attività mirata anche con il contributo dell’Inps. Dal vaglio delle posizioni sospette sono stati denunciati 20 soggetti nel 2020 e altri 59 nel 2021, con redditi ricevuti in modo illegittimo per, rispettivamente, 55 mila e 350 mila euro. I furbetti del reddito di cittadinanza si dividono in due categorie: quelli che non hanno comunicato all’Inps la variazione della condizione patrimoniale e di reddito e i destinatari di misure cautelari personali. C’era chi riscuoteva l’aiuto, pur disponendo di auto di grossa cilindrata e ville, oppure persone detenute: condizione che fa decadere lo status per l’erogazione.
Nel periodo segnato dal Covid i finanzieri aretini si sono prodigati in più direzioni, compresi i controlli (7.200) per il rispetto delle restrizioni dell’emergenza epidemiologica, il supporto al trasporto di vaccini (55 pattuglie impegnate), il sequestro di 515 mila mascherine e dispositivi di protezione individuale irregolari (senza certificazione) partecipando ad una vasta operazione su scala nazionale.
Vizi italici come evasione, elusione e frodi fiscali hanno visto la Guardia di Finanza portare allo scoperto dribbling al Fisco da parte di 39 evasori totali e paratotali, con l’emersione di 169 lavoratori al nero impiegati da 27 ditte. Quattro i milioni di euro sequestrati e altri 7,5 proposti all’autorità giudiziaria per reati in materia di imposte dirette e Iva. Tra le operazioni di spicco quella sulla società di diritto bulgaro operante nel settore dei trasporti, che vestendosi legalmente con la sede a Sofia, ha omesso di sottoporre a tassazione 22 milioni. Oppure la società che operava nel settore turistico sempre col trucco della sede estera (12 milioni evasi). Clamorosa la recente attività sul consorzio di cooperative Reses (ex Agorà) che avrebbe evaso 26 milioni come omesso versamento di tributi e indebite compensazioni, nella gestione di strutture socio sanitarie: tre gli arresti. E poi l’operazione Ursula incentrata sulla commercializzazione e produzione di abbigliamento e pelletteria: frode fiscale attuata da una associazione a delinquere dislocata tra Italia e Austria (illecito di 18 milioni, un arresto). Manette anche nel settore dei carburanti per autotrazione con il sequestro di 7 mila litri di gasolio e soldi. Incastonata nel periodo della pandemia spicca la vicenda dell’acquisto di centinaia di ventilatori polmonari importati dalla Cina e privi di marchio CE acquistati da un ente pubblico per 3,5 milioni: una filiera fraudolenta scoperta dalle fiamme gialle e che ha consentito all’amministrazione pubblica di recuperare gran parte delle somme versate ad una società per acquisti viziati dalla presunta frode. Imponente e preziosa l’attività dei finanzieri sul versante droga contro le contraffazioni. E poi la barriera eretta contro le infiltrazioni malavitose di livello superiore. Stop a operazioni di riciclaggio, accertamenti patrimoniali e il sequestro di immobili nel centro di Arezzo riconducibili ad un soggetto condannato per associazione di tipo mafioso: la camorra.