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Arezzo, Chimet mai così in alto: 49 milioni di utile con oro, platino e altri metalli. Fatturato sopra i tre miliardi. Nuovo progetto

Luca Serafini
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Il gigante Chimet ha estratto ricchezza anche dall’anno peggiore per il mondo, il 2020 del Covid. Per l’azienda aretina che da 45 anni recupera e affina metalli preziosi, il bilancio ha cifre che luccicano: fatturato ancora sopra i tre miliardi e utile netto che arriva a 48,8 milioni con un balzo del 76,4 per cento rispetto al 2019 (27,6 milioni). Inclusa nel gruppo delle imprese attive anche durante il lockdown più rigido, Chimet era comunque esposta all’instabilità globale. Ma la creatura fondata nel 1976 da Sergio Squarcialupi come costola di Unoaerre (che poi lui stesso ha salvato, acquisito e rilanciato) ha macinato lavoro per tutti i mesi della pandemia. Chiuso l’esercizio 2020 su livelli mai raggiunti, Chimet è già impegnata a portare avanti nuovi progetti di sviluppo e adeguamento. Tra i quali l’ampliamento e la riqualificazione dell’area industriale di Badia al Pino con spazi più adeguati e dimensionati ad un colosso in continua espansione. Per i dipendenti - 150 diretti oltre gli indiretti - occorrono ambienti più grandi. Ma anche per i clienti, per i collaboratori e per gli ospiti che giornalmente visitano numerosi l’azienda. Un restyling degli uffici, ancora maggiore sicurezza dei luoghi di lavoro e accoglienza che prevede anche aree verdi e sistemazione complessiva: il progetto è stato consegnato al comune di Civitella per l’iter di valutazioni e autorizzazioni necessarie. Nella relazione del bilancio 2020 si legge che la società “ha continuato a sviluppare grandezze molto significative, chiudendo l’esercizio ancora e con ricavi complessivi che hanno toccato quasi 3,2 miliardi, sostanzialmente in linea con il 2019, ma con una marginalità significativamente migliorata con un EBITDA di quasi 74 milioni, in aumento del 65% (+29 milioni)”. Ad andare forte sono stati soprattutto i metalli bianchi. “La richiesta di metallo prezioso ha consentito di registrare volumi incrementati nelle lavorazioni per terzi, in particolare per il rodio (+16%), il rutenio (+15%) e il platino (+3%) anche grazie allo stress a cui sono stati sottoposti i prezzi di tali metalli”. Chimet è un’azienda chimico - metallurgica leader nel recupero e affinazione preziosi ma ha ampliato la gamma dei servizi e dei prodotti offerti alla clientela nazionale ed internazionale: dalla compravendita di metalli preziosi, alla produzione e commercio di sali galvanici per l’industria galvanico-decorativa, alla produzione e commercio di catalizzatori per l’industria farmaceutica e petrolchimica, alla produzione e commercio di paste serigrafiche per l’industria automobilistica, elettronica e per pannelli solari. Investimenti continui per rendere il ciclo produttivo non impattante sull’ambiente. Attività manifatturiera stabile (+1,4%) con particolari performance su recupero, trattamento catalizzatori e smaltimento rifiuti. I mercati: bene le aree UE, più che raddoppiate, in linea con il 2019 le vendite nei paesi extra UE. Il mercato domestico ha scontato la frenata della produzione di oreficeria e gioielleria. Se nel 2020, causa la crisi Covid, il fatturato di Chimet è rimasto in linea col 2019 (-2%), i risultati sono i migliori di sempre in termini di risultato netto: quasi 49 milioni (+76%) grazie al combinato effetto di quantitativi trattati e domanda di oro, metalli platinoidi e curva dei prezzi. Chimet oggi è la 38a azienda in Italia per fatturati. Un miracolo industriale aretino. Presidente del cda Anna Maria Granelli, amministratore delegato Luca Benvenuti, consiglieri Maria Cristina Squarcialupi e Susy Morandi. Una storia che va avanti. Alle spalle una cavalcata inarrestabile, beghe giudiziarie su questioni ambientali superate a suo tempo, un ambizioso piano di sviluppo incagliato nella burocrazia col quale si vorrebbe aumentare il numero di tonnellate trattate e l’occupazione. Quando il via libera? Non si sa. Intanto c’è un bilancio che parla di “risultati entusiasmanti”.