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Arezzo, meno lavoro stagionale per ortaggi e frutta per colpa delle gelate. E non sarà facile trovare addetti

Luca Serafini
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Ci sarà meno lavoro nei campi, nei frutteti e nei vigneti ma trovare gli addetti per raccolta, cernita e sistemazione dei prodotti agricoli non sarà affatto facile. Lo prevede Coldiretti alla vigilia di una stagione che si presenta anomala per una serie di motivi. In primo luogo l’agricoltura fa adesso i conti con i danni delle gelate di primavera: raccolti dimezzati, in certi casi azzerati. “Quindi il numero delle giornate di lavoro degli stagionali è destinato a subire una forte contrazione”, dice Raffaello Betti, direttore di Coldiretti Arezzo. “La stagione comincia con le orticole, in questo momento il carciofo e l’aglione, poi il pomodoro, quindi la frutta che ha riportato pesanti conseguenze, mentre nei vigneti il danno alla distanza è risultato meno grave”. Serviranno braccia, certo, e le aziende preferiscono quelle esperte di chi sa muoversi in questo settore. Ma il mercato del lavoro, spiegano a Coldiretti, presenta criticità. “C’è incertezza sui consueti flussi di manodopera straniera: non abbiamo comunicazioni dalla questura sugli ingressi per la stagione e il timore è che con le modalità dei pass legati alla pandemia possano esserci difficoltà. Quanto poi agli italiani, la riduzione del numero di giornate di lavoro rende meno appetibile l’opportunità di impiego anche in relazione al fatto che molti preferiscono usufruire di sussidi come il reddito di emergenza”. Il taglio delle giornate di lavoro sui campi dovrebbe aggirarsi sul 30 per cento. In tasca al lavoratore l’effetto è rilevante e scoraggiante. Tanto più in un settore nel quale un’ora di lavoro come raccoglitore, viene pagata 7,40 euro lorde, che salgono a 10,04 per mansioni più elaborate. Certi calcoli sulla convenienza effettiva del lavoro stagionale nelle campagne possono avere effetti sensibili nel reclutamento degli addetti. “Le gelate del 7 e 8 aprile hanno purtroppo segnato nel profondo l’annata” dice Betti “con una drastica riduzione dei raccolti per la quale come Coldiretti insieme alle altre associazioni ci siamo attivati affinché le imprese ricevano dalle istituzioni i necessari sostegni”. Il direttore prosegue: “Servirà molto meno tempo delle annate normali per completare la raccolta dei prodotti e le altre operazioni. L’impatto occupazionale ci sarà, anche se lo valuteremo più avanti, con probabili contraccolpi su una forza lavoro che in provincia di Arezzo è composta da 23 / 25 mila addetti (1.250 i datori di lavoro), il 65 per cento dei quali stranieri provenienti da paesi dell’Est e del Nord Africa”. Una grande azienda della frutta come Illuminati, società consortile tra le principali a livello nazionale, si vede costretta a misurarsi con una realtà durissima: pere e pesche ridotte al 5/10 per cento, le mele al 30 per cento. Di solito venivano assunti 250 / 270 addetti stagionali per far fronte al lavoro sui trecento ettari di frutteti, quest’anno ne basteranno alcune decine. Nel 2020 sulla spinta della crisi economica dell’emergenza Covid, centinaia di aretini presentarono domanda per lavorare nei campi: un'impennata del dieci per cento. Non ci fu la temuta fuga degli extracomunitari perché in estate il virus arretrò e il flusso tornò su livelli standard, unitamente al reclutamento degli stanziali. Le presenze di italiani e stranieri andarono a pareggiarsi, metà e metà, con il fenomeno di molti aretini, lavoratori autonomi bloccati dal lockdown, costretti a trovarsi una collocazione provvisoria per andare avanti. Oggi lo scenario è cambiato con meno lavoro nei frutteti e tra i filari ed una corsa all’occupazione agricola in frenata. Nelle prossime settimane ne sapremo di più.