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Arezzo, Franco Chioccioli ha scalato il Pordoi 30 anni dopo il trionfo: "Allora mi sembrava pianura, che fatica ma ce l'ho fatta"

Luca Serafini
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“Trent’anni fa era meno salita, mi sembrava pianura. Forse ci hanno fatto dei lavori e hanno riportato della terra...” Suda, sorride e scherza Franco Chioccioli mentre pigia sui pedali per i tornanti del Pordoi. Le imprese sono irripetibili per definizione ma il bello della vita è riprovarci sempre. E ieri Chioccioli lo ha fatto sulla soglia dei 62 anni: ha ripreso la bicicletta appesa al chiodo nel 1994 ed è tornato a scalare la montagna dove nel 1991 il rosa della maglia più bella d’Italia gli si appiccicò per sempre alla pelle.

 

 

Quel giorno era un uomo solo al comando, invece ieri Chioccioli era con un gruppo di amici partiti da Arezzo e dal Valdarno per celebrare il trentennale. A conquistare il Passo anche la moglie di Franco, Claudia, con bici a pedalata assistita, e i figli Luca ed Alessio, uno in mountain bike ed uno con la bici con cui il babbo vinse la tappa al Tour (1992, Saint Etienne). Quel giorno sul Pordoi, al suo decimo Giro, Franco Chioccioli staccò e stracciò tutti. Scolpì il suo nome sulle Dolomiti e nell’albo d’oro della corsa accanto ai grandi. “Abbiamo vinto un’altra scommessa, quanti bei ricordi, è stato bellissimo grazie a tutti voi” dice il Coppino col fiatone al termine della Chiocciolata. Accanto c’è l’avvocato Mauro Messeri, amico, organizzatore dell’iniziativa, ciclista e cronista.

 

 

“E’ stata più dura questa volta di allora” esclama Chioccioli che in quel 1991 sigillò l’apice della brillantissima carriera vendicando la sfortuna di tre anni prima quando sembrava fatta e invece il Gavia gli tagliò le gambe in un giorno di bufera. “Che fatica, colpa degli anni e dei non allenamenti” ammette l’ex corridore ora dirigente del Team Futura, cantera di ottimi atleti, alcuni dei quali nel gruppo celebrativo. “Però ce l’ho fatta ad arrivare in cima, qualcuno non ci credeva”, dice ancora Chioccioli dopo aver indicato lungo l’ascesa da Canazei i punti precisi della storica tappa.

 

 

 

“Ecco scattai lì... a quel punto decisi che se doveva vincere un francese era meglio che vincesse un aretino. Dopo me la sono fatta tutta da solo fino in cima”. Il traguardo è un’emozione e una liberazione. Oggi come ieri. “E’ stato bellissimo”. Applausi, foto ricordo, video. La comitiva del trentennale festeggia.

 

 

 

La sera prima in albergo è avvenuta anche la consegna a Chioccioli di una targa celebrativa da parte di Massimiliano Refi, presidente della ciclostorica di Arezzo L’Ardita, anche lui in bici a conquistare il Pordoi. Che domenica: un cielo azzurro spettacolare e il bagliore del rosa. Per l’occasione Franco Chioccioli e la trentina di pedalatori indossavano una bellissima maglia fatta realizzare dai figli del campione con i titoli da brivido della Gazzetta dello Sport. “Chioccioli vola via”, “Colpo di fulmine”, “Chioccioli incanta l’Italia”. “Chioccioli aquila rosa”. Ecco sulla vetta un alito di vento che riporta echi del passato di quel giorno di gloria in cui Franco doveva cadere nell’imboscata degli avversari e invece firmò il trionfo. Il Coppino, commosso, ringrazia gli amici che gli hanno fatto da scorta e da gregari per la sua impresa bis sul Pordoi.