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Bucine, Federica Cappelletti: "Quest'Italia ha ridato speranza all'Italia. Sarebbe piaciuta anche al mio Pablito"

Francesca Muzzi
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Le pizze sono pronte. Il divano posizionato. Dietro c’è l’immancabile immagine del Pablito nazionale che però a Poggio Cennina è “solo” il marito di Federica Cappelletti e il babbo di Sofia Elena e Maria Vittoria. Sarebbero stati gli Europei anche di Paolo Rossi ai microfoni di qualche rete nazionale per commentare lo straordinario cammino azzurro. Invece Paolo li guarda comunque da ogni dove. Dall’immagine di casa, dal cuore e dalla testa di Federica e ogni volta che quell’azzurro risplende da ogni televisore. Perché siamo sempre lì. A paragonare ogni Nazionale che ci sta facendo sognare a quella indimenticabile che ci fa sognare da oltre 40 anni. Quella di Spagna ’82, la quale formazione dell’Italia, ognuno la sa a memoria e chi non la sa, solo perché non era nato, gliela hanno insegnata. Federica sorride e aggiunge: “Ma io in quest’Italia di Mancini ci rivedo tanto la Nazionale dell’ ’82. Finalmente c’è un senso di squadra come allora. Non ci sono prime donne, ma tanti ragazzi giovani che hanno voglia di fare bene, di vincere, di regalarci un sogno”. Insieme alle sue due bambine non si perde una partita di questi Europei: “Le stiamo guardando qua a casa, a Poggio Cennina. Il posto dove avverto più di tutti la presenza di Paolo. Lo aspettava questo Europeo  (si sarebbe dovuto giocare la scorsa estate, Paolo se n’è andato a dicembre ndr) e sarebbe tornato in televisione a commentare, invece. Siamo qua io e le mie bimbe. Venerdì 2 luglio c’era anche il figlio di Paolo, Alessandro, e abbiamo visto tutti insieme la partita”. “Bellissima Italia – dice Federica - A vederla mi fa stare bene, perché, a me ricorda tantissimo quella Nazionale dell’ ’82. E in ogni giocatore ritrovo qualcosa di Paolo. Mi danno un senso di appartenenza ai colori azzurri. Sarebbe piaciuta anche a lui che comunque l’Italia di Mancini l’ha vista e lo aveva entusiasmato”. Una Nazionale che ci voleva anche dopo l’anno e mezzo di pandemia. “Assolutamente. Ha fatto riscoprire l’entusiasmo un po’ a tutti. Ci ha fatto distrarre da ciò che ognuno di noi ha passato in questi mesi. Veniamo fuori da un periodo duro e i nostri azzurri sono una ventata di freschezza e di ottimismo, come lo erano i ragazzi dell’ ’82”. “Ma sarebbe ingeneroso – sottolinea - paragonare gli uni agli altri. Quando l’Italia vinse in Spagna, il contesto era decisamente diverso. C’erano meno eventi, meno di tutto, la Nazionale calamitò l’attenzione e fu un crescendo di emozioni. Oggi è diverso. C’è molto di più che ci coinvolge, ma mi auguro che questa Italia che secondo me andrà lontano, possa restare nella storia”. Anche martedì, semifinale con la Spagna, Federica sarà sul divano con le sue bambine e con l’immagine di Pablito a tifare Italia. “Alle bimbe piace molto il calcio”. Se chiediamo a Federica come va, lei risponde “si va avanti”. Adesso tocca a lei portare avanti il nome del Pablito nazionale, perché essere la moglie di un campione, significa anche regalarlo un po’, ogni giorno, agli altri. E così non manca mai una foto, un video di Paolo sul profilo facebook di Federica. Le cene con gli amici-campioni dell’ ’82 e le tantissime iniziative alle quali Federica non dice mai di no: “Molteplici i premi alla memoria di Paolo, le intitolazioni di vie, piazze, stadi. Tra poco anche la Fondazione per aiutare i bambini disagiati a studiare e giocare a calcio, diventerà ufficiale. Paolo è anche questo. E’ il mio lavoro, la mia professione (insieme hanno scritto il libro ‘Quanto dura un attimo’ ndr), ma soprattutto è qui. Nel mio cuore e nella mia testa”. E senza retorica, nel cuore degli italiani.