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Arezzo, donna di 90 anni sfrattata si appella al prefetto: "Voglio rimanere in questa casa"

Luca Serafini
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“Non voglio andare via. Fatemi rimanere in questa casa finché vivo”. L’appello, col cuore in mano, è di una donna di novant’anni. Invalida. E’ stata sfrattata da casa e ora ripone le sue speranze in un intervento del prefetto Maddalena De Luca. Molto anziana, con problemi cardiaci e di movimento, la signora abita in un alloggio del centro di Arezzo da quarant’anni. Paga l’affitto e il condominio per centinaia di euro con regolarità svizzera ma il contratto di locazione è scaduto e così, dopo lo stop agli sfratti nel periodo Covid, rischia di dover lasciare quel tetto dove ha vissuto, dove ha visto crescere la famiglia e morire il marito. L’appartamento in origine era di proprietà di un istituto ed era stato dato in locazione al marito della donna, dipendente. Poi è avvenuta la collocazione del palazzo sul mercato immobiliare e la nuova proprietà che possiede l’immobile spinge con decisione per avere l’alloggio, esercitando i suoi diritti che poggiano sul mancato rinnovo della locazione. Finora lo sfratto è stato evitato ma le cose adesso si mettono davvero male perché la questione rischia di finire da un momento all’altro all’ufficiale giudiziario per l’esecuzione che significa sgomberare l’appartamento. Atto conclusivo della prassi, implacabile e impietosa, anche quando non si tratta di inquilini morosi. La novantenne si è quindi affidata all’avvocato Lorenza Calvanese che sta cercando di risolvere la delicata questione. Per la donna lasciare quelle stanze sarebbe una sofferenza indicibile. E’ legata visceralmente all’ambiente: qui conserva i ricordi, oltre a conoscere a menadito ogni centimetro della superficie, una familiarità importante per chi è in là con gli anni e non del tutto autosufficiente. Ecco allora la lettera al prefetto con l’intento di frenare la procedura esecutiva e avviare una mediazione tra signora e proprietà. Un punto di caduta che tenga conto della situazione di una novantenne - provata fisicamente e psichicamente dallo sfratto - che implora di poter rimanere nella casa fino alla fine dei suoi giorni. L’abitazione, tra l’altro, è anche scomoda (scale e niente ascensore) ma toglierla di lì sarebbe un colpo al cuore. “Non capisco questo accanimento” sospira la signora “lasciatemi a casa mia”.