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Arezzo, ex Unoaerre all'asta per la quindicesima volta. Prezzo sceso da 20 milioni a 2. Primi interessi, ipotesi fotovoltaico

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Luca Serafini
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Quindicesimo tentativo di vendita per la ex Unoaerre di via Fiorentina. Nell’arco di dieci anni il prezzo è precipitato da venti milioni a due. La nuova asta è fissata per il prossimo autunno: le offerte devono pervenire antro il 15 novembre 2021. Finora tutti i tentativi sono andati a vuoto. In vendita va un pezzetto di Arezzo che ha fatto la storia della città e del distretto orafo: 75 mila metri quadrati e 140 mila metri cubi di volumetria dove centinaia di lavoratori hanno realizzato i prodotti col celebre marchio. Finora nessuno ha voluto comprare l’area in attesa che il prezzo scendesse. Qualcosa ora pare si stia muovendo: due soggetti interessati, mediatori per conto di investitori italiani, hanno effettuato sopralluoghi là dove sorgeva la mamma delle aziende orafe aretine prima del trasferimento a San Zeno. I potenziali acquirenti hanno visionato anche le carte ed esaminato i numeri. Se c’è vero interesse si saprà tra quattro mesi. Impossibile fare pronostici. Oltre alla crisi degli ultimi anni che ha frenato le grandi operazioni immobiliari, sull’area ex Unoaerre pesa il nodo della bonifica. Sì, per riconvertire la superficie ad uso residenziale, commerciale e direzionale, oltre ai necessari adeguamenti negli strumenti urbanistici, occorre un intervento oneroso relativamente al suolo e alla falda sottostante. Un impegno economico non da poco. 
Se invece l’area dovesse essere mantenuta con destinazione produttiva - cioè quella attuale - le disposizioni di legge sarebbero più leggere. E in questo contesto c’è stato chi si è avvicinato all’area di via Fiorentina con il proposito di realizzarvi un grande impianto fotovoltaico. “Da parte dell’amministrazione comunale c’è piena disponibilità a sostenere l’investitore che vorrà acquisire e riqualificare la vecchia Unoaerre con un suo progetto”, dice l’assessore Marco Sacchetti che nella giunta del sindaco Alessandro Ghinelli ha la delega alle opere strategiche. “Siamo consapevoli che si tratta di un’operazione non facile, resa complicata dalle leggi italiane spesso bizantine e non adeguate alle esigenze reali di sviluppo e rilancio pur in un contesto di rispetto ambientale”. Massima attenzione quindi da parte di Palazzo Cavallo e l’auspicio di veder partire un intervento di rilievo in una città dove troppe superfici sono al palo: interporto di Indicatore ed ex area Lebole, paralizzate, per dirne due. L’asta numero quindici per l’ex Gori e Zucchi è lanciata dai liquidatori giudiziali Alessandro Benocci, Luciano Bartolini e Gino Faralli nel contesto del concordato preventivo scattato nel 2010 per Unoaerre Italia spa. La grande azienda dell’oro in quella stagione era zavorrata dai debiti ed il concreto rischio della fine di una storia produttiva e occupazionale fu superato con la nascita della newco che ha poi generato Unoaerre Industries. Artefice del salvataggio fu l’imprenditore Sergio Squarcialupi che proveniva proprio da Unoaerre, lasciata per avviare il gigante Chimet ma mai dimenticata. Il suo intervento e la sua conduzione rimisero in carreggiata l’azienda che oggi mantiene solidità e autorevolezza. L’asta è finalizzata a racimolare soldi per i creditori, pur in percentuali assai inferiori a quelle previste all’inizio. La procedura competitiva per l’area ha come base d’asta 1.951.415,98 euro, più 228.310,990 come contributo alla messa in sicurezza e caratterizzazione. In origine il prezzo era dieci volte superiore: 19.600.000 più Iva.