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Arezzo, tassa sui fossi: il 75 per cento paga subito e zero contenziosi con il Consorzio di Bonifica

Luca Serafini
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ero contenziosi e alta percentuale di bollettini pagati. Il Consozio di Bonifica sembra non essere più l’ente brutto e cattivo di una volta. E la tassa sui fossi, così veniva chiamata quando apparve la prima volta, non è più considerata una specie di rapina.
Sì, nonostante i tempi difficili di pandemia per famiglie e imprese, nel 2020 l’adesione degli utenti agli avvisi bonari del Consorzio ha raggiunto il 75 per cento del totale, dopo essere arrivata in passato fino all’80. Un risultato importante.
E il numero dei contenziosi, che una volta erano tantissimi, è andato a ridursi nel tempo fino a scomparire. 
La stessa percezione collettiva del Consorzio di Bonifica, guidato dalla dinamica presidente Serena Stefani, è molto mutata da quando fu istituito nel 2012 e diventò operativo dal febbraio 2014. Se da un lato può essere subentrato uno stato d’animo di rassegnazione e di abitudine al nuovo pagamento - dopo i dispendiosi ricorsi dei cittadini - è innegabile il buon lavoro svolto dall’ente. Lavori visibili e apprezzabili sui corsi d’acqua che innervano il territorio, hanno diffuso l’idea di un’entità concreta e operativa. Che raccoglie contributi, certo, ma li utilizza anche (circa 10 milioni l’anno) per manutenzione e miglioramento dell’assetto idrogeologico.
Tutti gli introiti che arrivano all’ente dai contribuenti aretini e senesi di Valdichiana, Pratomagno, Casentino, Valtiberina, vengono infatti investiti in opere, affidate in larga parte ad aziende locali. E quello che inizialmente venne bollato come un carrozzone, in realtà si è dimostrato una struttura leggera e operosa, con solo trenta dipendenti per una superficie molto estesa e 6.500 chilometri di corsi d’acqua in carico, compreso l’Arno. Pagare non fa mai piacere ma se serve a qualcosa, si sopporta meglio. 
Dopo la stagione turbolenta dei ricorsi, una recentissima sentenza della Cassazione ha confermato la legittimità degli atti assunti dall'allora Consorzio di bonifica Valdichiana Aretina e pertanto la legittimità del contributo di bonifica richiesto dall'ente ai consorziati. Il ricorso era stato presentato da decine di cittadini in un periodo in cui era ancora in applicazione la vecchia legge regionale 34, poi superata dalla legge regionale 79/2012 che ha introdotto il nuovo piano di classifica degli immobili e definito meglio il concetto del beneficio da essi ricavato in seguito all'attività di prevenzione e mitigazione del rischio idraulico: che poi è la missione svolta dal Consorzio di Bonifica 2 Alto Valdarno, nato ufficialmente il 14 febbraio 2014. Il chiarimento normativo e l'attività svolta annualmente dal Consorzio sul territorio, concordata anche con le amministrazioni comunali e tenendo conto delle segnalazioni dei cittadini, sono serviti a contenere il contenzioso con i consorziati. Ed è alta la percentuale di contribuenti che rispondono agli avvisi bonari di pagamento spediti a domicilio con l'indicazione della scadenza per il pagamento. 
Se entro il termine fissato il contribuente non salda l'importo, la pratica passa all'agente di riscossione con oneri aggiuntivi per il consorziato e per il consorzio stesso. Rispetto alle decine di contenziosi che ogni anno si registravano, nel 2020 la casella riporta zero. Lo scorso anno l'importo medio dei contributi è stato di 50 euro. Ma la maggior parte delle 167.227 richieste agli utenti, si concentra soprattutto nella fascia da 20 a 50 euro. Il gettito è stato di 9.289.652 euro.