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Arezzo, Poste Italiane spa condannata a risarcire dipendente caduta dalle scale non a norma dell'ufficio

Luca Serafini
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[/FIRMACITTA-2]Poste Italiane Spa condannata a risarcire una dipendente caduta dalle scale, non a norma, dell’ufficio. La sentenza del giudice del lavoro Giorgio Rispoli è del 6 luglio scorso ma si riferisce ad un infortunio avvenuto ben dodici anni fa. Il verdetto arriva a sanare una lacuna: il mancato riconoscimento del danno biologico, a carico del datore di lavoro. Era il 14 ottobre 2009 quando la donna, all’epoca 55 anni, mise il piede in fallo sui gradini della rampa di collegamento interna all’ufficio postale di Badia al Pino. Una brutta caduta con questa conseguenza: “trauma frattura pluriframmentaria acetabolo, ala iliaca branca ileopubica sinistra, frattura composta branca ischio pubica e trauma distorsivo rachide cervicale”. Gravi lesioni personali, tali da determinare il riconoscimento di un grado di invalidità permanente del 31%. 
Ebbene, nella sua sentenza il giudice del lavoro Rispoli, dopo aver ricostruito l’accaduto, evidenziato le responsabilità, valutato i riferimenti giuridici, ha concluso che Poste Italiane deve versare alla signora 34.834,88 euro “a titolo di risarcimento danno differenziale per l’infortunio sul lavoro”. La somma, fissa la sentenza, si ricava decurtando da quanto dovuto alla donna - 112.948,50 euro - gli 80.192,16 euro versati sotto forma di rendita dall’Inail a titolo di danno biologico. La causa, ecco la novità, ha riconosciuto alla donna il diritto a rivalersi su Poste Italiane per il danno biologico “differenziale”, pari a 32.756,34 euro più le spese mediche sostenute. 
A questa determinazione si è arrivati sulla base della consulenza medico legale eseguita sulla dipendente, in base alle lesioni e ai parametri economici di riferimento, e in base alla perizia architettonica sullo stato dei luoghi. Ovvero le Poste di Badia al Pino che in quel momento non erano in regola: 20% di pendenza quando quella massima ammessa è del 12%. Rampa di scale dunque insidiosa, in più senza un corrimano e con la presenza di mobilia come ulteriore ostacolo.
Il giudice si ispira quindi ai principi fissati dalle leggi per cui il datore di lavoro deve “salvaguardare l’integrità fisica del lavoratori”, fino ad essere ritenuto responsabile degli eventuali inadempimenti di sicurezza dei dipendenti stessi. Il giudice passa poi a sviscerare la questione giuridica del danno biologico, dell’indennizzo e del risarcimento, che sono due cose diverse. L’Inail, ecco il punto, non indennizza integralmente il danno biologico. “Ne consegue che per la parte non indennizzata il lavoratore è allora legittimato ad agire nei confronti del datore di lavoro civilmente responsabile” si legge in sentenza. “Ne consegue, altresì, che trattandosi in questo caso di risarcimento e non di indennizzo il giudice dovrà applicare i consueti criteri civilistici di liquidazione del danno”. 
La risoluzione finale del giudice del lavoro è stata quindi quella di accogliere il ricorso della donna con accertamento e declaratoria della responsabilità della resistente Poste Italiane Spa. Alla cifra riconosciuta alla dipendente, vanno aggiunti interessi e rivalutazione monetaria al saldo, e ulteriori 7.025 euro come spese di lite.