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Arezzo, green pass nei locali: operatori in ansia. Dubbi e preoccupazioni. "Ma meglio di nuove chiusure"

Giovanna Belardi
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Pronti ad adottare il metodo francese del Green pass, ovvero la certificazione dell’avvenuta vaccinazione per accedere ai luoghi pubblici? In molti guardano con sospetto all’ennesima novità saltata fuori dal cilindro della pandemia, pur riconoscendo che tutto è meglio di ulteriori chiusure. Sono in particolare i ristoratori a essere preoccupati nei confronti di una soluzione che al momento, almeno in Italia, è in discussione e di cui probabilmente si saprà più a fine mese. Ma già le preoccupazioni sono scattate e c’è chi annuncia di essere pronto a scendere in piazza. Se infatti per chi ha un albergo sarebbe un controllo aggiuntivo al check in, per i ristoratori e i bar porterebbe implicazioni un po’ più pesanti, con la necessità di mettere qualcuno a fare le verifiche fuori dal locale e a dover indagare sulla anamnesi del cliente.
“Aspettiamo che decidano, non sono convinta che sia così automatico - commenta Laura Lodone, responsabile turismo Confcommercio -. Negli alberghi potrebbe rientrare in un’attività che già viene fatta, per i ristoranti ci vorrebbe una persona all’esterno che fa le verifiche, è una questione di servizio e per il ristoratore sarebbe un costo in più. Penso per esempio anche al Cinema, c’è uno sbarramento naturale all’ingresso, ma al bar e al ristorante è un’altra cosa. La verifica della certificazione è complessa. Dobbiamo ancora rifletterci ma di sicuro, rispetto ad altre categorie, per negozianti e ristoratori è più complicato e costoso. In questo momento lo vedo un passo impegnativo. La situazione è complessa - prosegue Lodone - perché se l’alternativa è la chiusura allora è ovvio che è meglio il green pass. Mi auguro che qualsiasi scelta venga presa non si facciano le cose a metà. Importante è che se si prende una strada la si percorra fino in fondo. Ripeto, se serve a evitare le chiusure o altri coprifuoco alla fine affronteremo anche questo. Determinante che facciano un sistema semplice da gestire. Visto che per i ristoratori si tratta di eventuali ulteriori spese da affrontare, auspico che una volta presa la decisione, si individuino anche delle formule per compensare l’aggravio del servizio e andare incontro agli operatori. Il momento è delicato e vanno valutati bene tutti gli aspetti”.
Preoccupazioni tra gli operatori appena i media hanno lanciato la notizia le segnala Lucio Gori, Fiepet Confesercenti: “Lavorando in questa fase quasi tutti i ristoranti all’esterno, avere l’obbligo di questa ulteriore burocratizzazione, ci sembra un anticipare un po’ i tempi. Gli operatori si stanno già preoccupando per quello che potrebbe succedere. Di sicuro da mettere in conto ci sono costi aggiuntivi e problemi organizzativi in più per aziende che hanno già sofferto tanto. Insomma, in questa fase secondo me è difficile da applicare come ipotesi. Certo, se la soglia di incidenza dei casi dovesse riaumentare potrebbe essere una disposizione con la quale potremmo cominciare a fare i conti da settembre. Ma adesso, stando così le cose, mi sembra prematura. Come Fiepet - conclude - provinciale condividiamo quanto espresso dal nostro presidente Giancarlo Banchieri: “Abbiamo ripreso a lavorare da un mese, lasciateci prendere respiro. Siamo in piena estate e si vive all’aperto. Anche le norme che hanno consentito di allargare spazi all’aperto fanno sì che la maggior parte dei locali viva all’esterno. Secondo noi è prematuro, poi se si renderà necessario è un’ipotesi da prendere in considerazione””.