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Arezzo, furbetti dei ristori scoperti dalla Finanza: in 26 hanno ottenuto 200 mila euro di contributi statali in modo illegittimo

Luca Serafini
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Sfruttavano l’emergenza sanitaria e quella meteo per ottenere soldi dallo Stato senza averne diritto. Sono 26 i furbetti dei ristori scoperti dai finanzieri del Comando provinciale di Arezzo. In tutto ammonta a 200 mila euro il valore dei contributi a fondo perduto (senza obbligo di restituzione) che gli usurpatori hanno agganciato.

 

Ma le fiamme gialle che vigilano sul flusso di denari legati ai decreti Rilancio, Ristori e Sostegni, hanno dato l’altolà alle operazioni fuorilegge. Confusi nella vasta platea di imprese e professionisti della provincia di Arezzo provati dalla crisi, con cali di fatturato e perfettamente in regola, c’erano anche soggetti condannati per gravi reati come l’associazione di stampo mafioso, il traffico di stupefacenti, la truffa aggravata. A questa schiera di persone e a chi è contiguo alla criminalità organizzata, gli aiuti sono negati. Il Nucleo di polizia economico finanziaria guidato dal tenente colonnello Andrea Esposito ha vagliato i destinatari dei contributi e ne ha scoperti 6 di questa categoria di irregolari. Altri 13 indebiti percettori di ristori sono saltati fuori dal setaccio sullo “stato giuridico”: è emerso infatti che a chiedere il contributo erano imprese messe “in liquidazione” prima della dichiarazione dello stato di emergenza (31 gennaio 2020). Ma non si può erogare denaro pubblico a chi sta per interrompere l’attività: i decreti mirano a “risollevare”, sotto il profilo finanziario, le imprese operative in difficoltà per la pandemia. Altre 5 ditte si sono accorte in tempo dell’errore e hanno restituito i soldi. Nel monitoraggio sul corretto flusso di sostegni pubblici la Tenenza di Poppi ha individuato 7 imprese casentinesi che per ricevere i contributi legati a eventi calamitosi (alluvioni) hanno dichiarato il domicilio fiscale diverso da quello reale. In tutto dunque 26 i furbetti stanati in tutta la provincia nel settore immobiliare, della ristorazione e del commercio. Segnalati alla Procura o sanzionati se il contributo incassato era sotto i 4.000 euro, soglia oltre la quale c’è il penale.