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Arezzo, malore ai giardini: sfilano di tasca a pensionato borsello e cellulare. Poi chiedono soldi per restituzione: presi due pakistani

Luca Serafini
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Accasciato su una panchina ai giardini Porcinai, svenuto per un malore, al risveglio si è ritrovato le tasche vuote: senza portafoglio e cellulare. Poi i familiari dell’uomo, un 76enne di Monte San Savino, sono stati contattati da sconosciuti: “Abbiamo ritrovato documenti e telefonino”. Ma non era un nobile gesto bensì il tentativo di mettere a segno un ricatto: 200 euro in cambio della restituzione di borsello e cellulare. Ma il gioco sporco non è andato in porto. Bloccati dalla polizia di Stato due cittadini pakistani ora accusati di tentata estorsione: uno è in arresto e l’altro libero perché incensurato. All’appuntamento per la restituzione, infatti, fiutando qualcosa di poco onesto, si erano appostati i poliziotti in borghese. E sono intervenuti al momento opportuno. E’ successo in piazza della stazione l’altro ieri e oggi lo straniero arrestato compare davanti al giudice per la convalida. Il primo atto della vicenda è ambientato al mattino nei giardini a ridosso del centro cittadino. Un pensionato di Monte San Savino arrivato ad Arezzo per una commissione, si è sentito male. Un mancamento. Così si è seduto su una panchina. Ha perso conoscenza per un po’ senza rendersi conto di cosa avveniva intorno a lui. Qualcuno deve averlo visto in difficoltà e se ne è approfittato per frugargli nelle tasche. Soltanto più tardi, quando è tornato alla macchina per riprendere la via di casa, il 76enne si è accorto che non aveva più il borsello di pelle con all’interno i documenti, le varie tessere, il libretto degli assegni, cento euro in contanti. E all’appello mancava anche il cellulare. Successivamente la figlia dell’uomo ha ricevuto la chiamata da parte di una persona che riferiva di aver ritrovato il portafoglio e il telefonino. La donna ha comunicato la cosa al fratello che ha preso contatti con lo sconosciuto. Ma la cosa puzzava un po’ e allora lui ha pensato di raccontarla alla polizia. In Questura è stato predisposto da Volante e Mobile un servizio in abiti civili per controllare cosa sarebbe avvenuto al momento dell’incontro per l’annunciata restituzione. Il figlio del 76enne ha accettato l’appuntamento con l’interlocutore. Era di pomeriggio, in piazza della stazione, quando il figlio del 76enne si è fatto trovare nel posto indicato. Gli si sono avvicinate due persone, i pakistani, e uno ha estratto da uno zaino i documenti del savinese e il cellulare. Un agente di polizia in borghese controllava la scena ed ha assistito alla fase in cui i pakistani hanno esplicitamente chiesto 200 euro per la restituzione della roba. Il figlio del 76enne ne ha preso atto ma ha risposto di non avere con sé il denaro a sufficienza e ha fatto per allontanarsi. A quel punto i poliziotti si sono qualificati e i due soggetti sono stati identificati: uno, classe 1982, incensurato, e l’altro del 1978, con un precedente specifico. Questo è stato messo ai domiciliari dal pm Angela Masiello. Per entrambi l’accusa è tentata estorsione. Stamani l’arrestato, difeso dagli avvocati Alessandro Mori e Francesca Marolda, compare davanti al giudice Fabio Lombardo per la convalida. Ovviamente non c’è prova che il furto sia opera dei due. Mentre è certo che i Porcinai restano frequentati da balordi.