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Arezzo, futuro incerto per i 180 lavoratori di Valentino Shoes Lab: allarme del sindacato, incontro in Prefettura

Michele Bossini
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Le organizzazioni sindacali sono fortemente preoccupate per il futuro dei 180 dipendenti della Valentino Shoes Lab, l’azienda con sede in via Valiani a Levane nel comune di Bucine distrutta da un pauroso incendio lo scorso mese di aprile. Un mese dopo la produzione è ripresa, tra lo stabilimento di Montelupo (con addetti che fanno la spola) e quello di Prada concesso in affitto da Patrizio Bertelli. Ma sul futuro prossimo venturo ci sono nubi. “Ormai è chiaro, l’azienda Valentino Shoes Lab dopo tre mesi dall'incendio non ha uno straccio di piano industriale che porta a pensare che ci possano essere soluzioni fuori dal Valdarno aretino”, affermano ad una voce Filctem Cgil e Femca Cisl sulla base di quanto emerso nell’incontro tenutosi con i vertici dell’azienda “i quali si sono semplicemente e superficialmente limitati a ribadire lo stato di precarietà, che nessuno nega” e che, ecco il punto critico “la Valentino Shoes Lab in Valdarno non è una priorità, ma una ipotesi insieme ad altre”.
Le organizzazioni sindacali parlano quindi di “situazione pesante e dai toni alti, che evidenzia la chiara volontà di non dare il giusto riconoscimento a questo territorio nonostante che, all’indomani dell'incendio del 2 aprile, insieme alla sua gente si è mobilitato mettendo in piedi una gara di solidarietà senza eguali per permettere ai 180 dipendenti di ritornate al lavoro prima possibile e di non interrompere la produzione; anche i bambini, nel giorno della prima comunione, con aquiloni e colombe sostarono davanti ai cancelli dell’azienda”.
Filctem Cgil e Femca Cisl parlano di “sconcerto” nel constatare “la superficialità con cui stanno trattando l'argomento i dirigenti nazionali dell’azienda, ai quali poco o nulla importa sia delle maestranze e di un distretto industriale della calzatura da donna riconosciuto per l’altra professionalità, sia del sacrificio quotidiano dei dipendenti, un terzo dei quali va ogni giorno a Capraia e Limite, dividendo lo stabilimento con gli operai di un altro stabilimento del gruppo; un terzo lavora in uno stabilimento in affitto messo a disposizione in Valdarno da Prada e un terzo è ospite di un altro fabbricato della Valentino”. Le sigle sindacali preoccupate per la mancata programmazione oltre il dicembre 2022, richiamano la centralità del territorio e tutte le opportunità che può offrire. La richiesta è una sola ed è semplice: “dateci la garanzia - sottolineano Gabriele Innocenti della Filctem e David Scherillo della Femca - che investirete nel Valdarno Aretino. E' sconcertante che un'Azienda come Valentino a oggi non sappia rispondere”.
A detta dei rappresentanti sindacali non esistono motivi oggettivi per allontanarsi del territorio, considerato che ci sono i terreni che i vari sindaci mettono a disposizione per costruire il nuovo stabilimento, capannoni purtroppo vuoti che possono essere riempiti, professionalità e aziende che possono rispondere immediatamente alla esigenze produttive. “E' del tutto evidente che questa situazione, concludono, non può essere tollerata, da qui la decisione di chiedere sia un incontro alla proprietà sia una convocazione da parte del prefetto Maddalena De Luca, già fissato per martedì prossimo 27 luglio. Sullo sfondo - concludono Innocenti e Scherillo - il possibile inasprirsi dello scontro sindacale e allo sciopero di un’ora dello scorso 16 luglio potrebbero seguire altre iniziative”. Lo stabilimento divorato dal fuoco la notte fra 1 e 2 aprile occupava una superficie di circa tremila metri quadrati e per domare le fiamme furono necessarie diverse ore. Le indagini hanno individuato l’origine del rogo, colposo, nella errata gestione e smaltimento delle polveri di lavorazione dalle quali si è sprigionata la scintilla che ha attaccato l’immobile. Non ci sarebbero indagati nell’inchiesta penale ma si profilano responsabilità civili. Un errore non certo addebitabile ai 180 lavoratori che però rischiano di pagare a caro prezzo.