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Sfratto alla novantenne invalida, arriva l'ufficiale giudiziario: notificato il preavviso di sgombero

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Luca Serafini
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Ora c’è una data: il 22 settembre. Lo sfratto alla donna di 90 anni, invalida al cento per cento, non si ferma. E come un rullo, la procedura giudiziaria rischia di spazzarla via dalla casa di una vita intera, dove ha tirato su la famiglia, ha visto crescere i figli e morire il marito, dove ha sempre pagato con regolarità l’affitto fino all’ultimo centesimo. I proprietari dell’immobile rivogliono quei locali nel centro di Arezzo non perché l’inquilina è morosa ma perché è di troppo. Fine del contratto.

 

 

Legittimo, certo, ma in contrasto con l’accorato appello di una donna che da dieci anni non esce più da questa abitazione perché ha gravi problemi di deambulazione. Conosce ogni centimetro e ogni parete dell’alloggio, è il suo ambiente naturale e vorrebbe non andarsene fin quando vivrà. L’altro giorno però nella buca delle lettere della signora, il postino ha recapitato una raccomandata pesante come un macigno: il preavviso di sfratto, con indicata la data ultimativa del 22 settembre. Uno schiaffo le avrebbe fatto meno male. Una beffa, dato che dopo l’articolo del Corriere di Arezzo delle scorse settimane, il prefetto in persona, Maddalena De Luca, si è presa a cuore la vicenda. E stava per fissare proprio per metà settembre un incontro tra le parti nella speranza di raggiungere un accordo.

 

 

Da un lato c’è il grido di una novantenne piena di acciacchi e desiderosa di non essere strappata dalla casa dove vive; dall’altro ci sono le ragioni garantite dalla legge di chi è proprietario di un immobile e ne rivendica l’uso. Una composizione non facile ma neanche impossibile quella sollecitata dall’avvocato Lorenza Calvanese, che assiste l’inquilina in questa odissea. Il periodo di emergenza Covid con lo stop agli affitti ha tenuto in sospeso la questione, che però adesso è precipitata. E pensare che quando quasi cinquant’anni fa la signora e il marito fecero ingresso nell’appartamento, si sentivano sicuri di potervi rimanere per sempre. Era l’alloggio di un istituto del quale il marito della novantenne era dipendente. Anno dopo anno la famiglia ha vissuto lì tranquillamente, poi c’è stata una serie di passaggi tra istituti diversi e alla fine la cessione al mercato privato. Il 22 settembre non è lontano. La novantenne sofferente anche psicologicamente - della quale non riportiamo il nome su esplicita richiesta - conta i giorni e vede con ansia quello col cerchio rosso intorno. Quando, per prassi, alla porta si presenterà l’ufficiale giudiziario per eseguire lo sfratto. A meno che da qui ad allora non ci sia un fatto nuovo. Intanto è un’estate di ansia.