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Banca Etruria, bond truffa: assolti due dipendenti

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Marco Antonucci
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Due assoluzioni, un processo concluso senza un giudizio perché la denuncia è stata ritirata e un altro chiuso vista la mancanza del presupposto del reato. E’ l’esito di quattro procedimenti che, negli ultimi tre mesi, hanno visto chiamati in causa alcuni dipendenti della ormai fu Banca Etruria per il collocamento delle obbligazioni subordinate del 2013. Altri due processi, per la stessa ipotesi di truffa nel collocamento di quei bond, hanno visto le udienze rinviate ai prossimi mesi.

 

 

Ed è legato alla vicenda delle obbligazioni subordinate di Banca Etruria e ai suoi risvolti giudiziari il ricorso in appello che l’avvocato Maurilio D’Angelo, legale del sindacato nazionale First Cisl, ha di recente depositato contro la sentenza di primo grado, emessa dal giudice Ada Grignani nello scorso mese di marzo, nei confronti di un dipendente dell’istituto, condannato a dieci mesi e al pagamento di 300 euro di multa (pena sospesa). E sempre in appello ancora non si conoscono le date delle prime udienze relative ai ricorsi presentate dai legali contro le condanne dei due “processoni” che avevano visto unificate le posizioni di più direttori e addetti ai titoli, tutti chiamati in causa per la medesima vicenda: il collocamento sul mercato di quelle obbligazioni, soldi dei risparmiatori diventati carta straccia con la risoluzione dell’istituto e l’entrata in vigore del decreto Salvabanche. Nel primo dei due dibattimenti, quello di fronte al giudice Angela Avila conclusosi nell’autunno 2019, quattro dipendenti erano stati condannati alla stessa pena - dieci mesi, pagamento di 300 euro di multa - poi stabilita, a distanza di pochi giorni, dal giudice Claudio Lara in un analogo procedimento che aveva visto riunite più posizioni. Processo che si era concluso con una condanna, sei assoluzioni e tre sentenze di non doversi procedere perché nel frattempo era stata ritirata la querela.

 

 

Nel processo di fronte al giudice Avila erano state 17 le assoluzioni e tra queste anche quelle dei cinque funzionari di quella che era stata definita la “cabina di regia”. Quattro invece le assoluzioni disposte dal giudice Ada Grignani nel processo che si è concluso a marzo e cinque le remissioni di querela che hanno portato a far cadere le accuse. Contro l’unica condanna adesso è stato appunto presentato ricorso in appello. Quello del collocamento delle obbligazioni rappresenta uno dei capitoli giudiziari del caso Etruria. Da una parte i risparmiatori, le cui denunce hanno portato alle indagini, tra acquisti di titoli giudicati “forzati” e Mifid non veritieri; dall’altra i dipendenti della banca che si sono sempre difesi spiegando che non avevano fatto altro che il loro lavoro, che il collocamento di quei titoli aveva ricevuto tutte le autorizzazioni e che in molti casi anche loro stessi o i loro familiari avevano acquistato quei bond.