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Arezzo, numero di migranti in continuo calo: ora sono 226, nel 2019 nelle strutture erano 442

Giovanna Belardi
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Sono 226 al momento i “migranti”, gli stranieri richiedenti protezione internazionale ospitati in strutture nel territorio provinciale. Il primo gennaio 2021 erano 270, secondo i dati forniti dalla Prefettura che fotografa una situazione completamente diversa rispetto a qualche anno fa. 
Quando i migranti, o meglio i numeri molto elevati di presenze, costituivano oggetto di un acceso dibattito cittadino per tutta una serie di questioni che coinvolgevano anche la politica. Veniva fatto un bollettino periodico sugli arrivi e sulla provenienza, che oggi, visti i numeri, sembra impensabile.

(In provincia di Arezzo siamo arrivati nel 2017 a 1.200 migranti, a fine 2019 erano 442 e nel 2020 erano 371. ndr.)

 Con la chiusura degli sbarchi, di fatto i “migranti” stanno scomparendo dal territorio e gli ultimi arrivi di una certa entità risalgono al 2018: per questo si vede questo progressivo calo di presenze.

Una situazione ovviamente generalizzata ma che ad Arezzo si nota parecchio.
Ma quanto ha inciso anche il Covid? “La pandemia ha creato un problema diverso perché ha distrutto percorsi di inserimento lavorativo. Molti di coloro che avevano trovato qualcosa qui sono andati via - spiega Marco Paolucci di Oxfam Italia -. Quando hanno capito che avrebbero affrontato una seconda ondata di problemi legati alla pandemia sono tornati a casa consapevoli che qui non ci sarebbe stato futuro”.

Attualmente i 226 stranieri presenti nella provincia di Arezzo sono inseriti in un sistema di accoglienza e si trovano nell’Aretino da diverso tempo. Oltre a questi ci sono un’ottantina di stranieri passati all’ accoglienza ordinaria (ex Sprar ora Sai) e fanno un percorso di inserimento con Oxfam Italia (attraverso una convenzione con il Comune di Castiglion Fibocchi) o con l’Arci attraverso l’Unione dei Comuni Casentino.

Ma in due anni di Covid cosa è cambiato su questo fronte? “Da una parte è aumentata la consapevolezza, acquisita attraverso la capacità di fare un percorso, di avere più strumenti. Dall’altra secondo me il Covid ha fatto capire a molti italiani che i problemi non erano i migranti”.

Oxfam Italia da sempre si occupa di sostegno a persone in difficoltà e fornisce i servizi a tante fasce di soggetti vulnerabili. “Sono le fasce più deboli della popolazione quelle che stanno pagando il prezzo maggiore di quello che sta accadendo a seguito del virus - spiega Paolucci -. Sono aumentate le richieste di aiuto e di accesso ai servizi, di assistenza per avere forme di sostentamento al reddito. I patronati sono intasati da persone che chiedono aiuto”. 

Tornando ai migranti la maggior parte provengono ancora dall’Africa occidentale ma anche dal Mali, dal Congo, dalla Nigeria e una piccola parte dall’Asia. 
Ci sono state storie belle di integrazione in questi anni? “Si sono creati legami forti, storie di amicizia e integrazione, tra culture e generazioni diverse. Gli aretini si sono dimostrati più accoglienti di quello che si poteva pensare”.