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Ad Arezzo con l'emergenza sanitaria nascono più bambini: parti in aumento, parla il primario di Ostetricia e ginecologia

Luca Serafini
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L’emergenza sanitaria fa nascere più bambini. Lo dicono i numeri: nei primi cinque mesi del 2021 sono stati 773 i parti negli ospedali di Arezzo e del Valdarno, 32 in più rispetto ai 741 dello stesso periodo gennaio - maggio dell’anno precedente. 
Un incremento del 4 per cento “in controtendenza rispetto al trend nazionale” sottolinea il direttore del reparto di Ostetricia e Ginecologia, il dottor Ciro Sommella. 
Se i numeri forniti dall’Asl non si discutono, l’interpretazione dell’incremento può essere però varia: prima ipotesi, nel corso del lockdown gli aretini si sono dati più da fare, messe da parte le incertezze per il futuro legate alla pandemia e riscoperti tempi e spazi di coppia, hanno generato con maggior slancio nuove creature; seconda ipotesi, il reparto aretino è preferito rispetto ad altre realtà per la qualità dei servizi e dei professionisti che vi operano. Si preferisce cioè venire qui a mettere al mondo il proprio figlio. Impossibile dare una risposta. “Le cose in effetti sono due: o gli aretini hanno risposto meglio di altri rispetto all’atteggiamento generale che in Italia determina il calo di nascite, o c’è un’attrazione rispetto al punto nascita di Arezzo”, commenta il primario, dottor Ciro Sommella. Al quale fa piacere sia l’una che l’altra ipotesi alla base dell’aumento di bebè. “Il nostro è un punto nascita di secondo livello avanzato”, spiega “con terapia intensiva e possibilità di gestire anche i prematuri; disponiamo poi di ambulatori dedicati alle gravidanze a rischio, con personale altamente specializzati nel gestirle; e poi i servizi di diagnosi prenatale su livelli di eccellenza a livello toscano”.
Il dottor Sommella aggiunge: “L’assistenza in sala parto è veramente buona, siamo tra i punti nascita dove si effettuano meno tagli cesarei e il numero di episiotomie è bassissimo”.
Sotto il profilo del personale, poi, il reparto non ha problemi. “Benché in generale ci sia carenza di medici, qui vengono volentieri a lavorare. In questi due anni e mezzo, chi ho chiamato ha dato risposta positiva. Qui c’è un bel lavoro di squadra abbiamo anche stretto convenzioni con varie università per avere con noi degli specializzandi”. La crescita del dolce esercito di neonati sembra una costante: anche nel 2020 annus orribilis c’è stata rispetto al 2019. Come se questo reparto vivesse sospeso in una bolla, un’isola felice. Attraverso i difficili mesi della pandemia, Ostetricia e ginecologia, ha seguito il faro della sicurezza a 360 gradi. Aree separate, accessi diversi, percorsi distinti per tenere alla larga il virus. Un reparto che opera in stretto contatto con Neonatologia e che giornalmente cerca di accompagnare al meglio le pazienti verso il momento più delicato e bello della loro vita: la maternità. E’ presto per le analisi più approfondite del dato, sanitario e sociale, dell’effetto emergenza sulla denatalità cronica di cui soffre il Paese. Intanto il dato Asl dei primi cinque mesi dice che le nascite ad Arezzo sono di più: bambini concepiti nel periodo nero del lockdown. Un bel segno. E la buona sanità aiuta a pensare positivo.