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Arezzo, Chiassai Martini: "I nostri sanificatori non sono del tipo di quelli sconsigliati. Sicuri e utili per migliorare l'aria nelle scuole"

Luca Serafini
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“I nostri sanificatori di aria non sono quelli sconsigliati dalla circolare della Regione. Sono utili, certificati oltre che sicuri. Ne installeremo 678 in tutte le aule delle scuole superiori e siamo già partiti con i primi 240. Da un anno lavoro a questo progetto, ci credo fortemente perché poggia su basi scientifiche e tecniche serie e solide”. Silvia Chiassai Martini difende a spada tratta i dispositivi che come Provincia ha deciso di acquistare per migliorare l’aria che respireranno gli studenti al rientro in classe. I dubbi sollevati sui sanificatori dalla Regione Toscana (Settore Prevenzione e sicurezza nei luoghi di lavoro) e recepiti dalla Asl hanno irritato la presidente della Provincia che su questo fronte ha messo in campo un investimento totale di circa 600 mila euro (245 mila la prima fase) agganciato ai fondi Covid. “Si sta facendo un allarmismo inutile e tardivo”, dice Chiassai Martini decisa a portare avanti negli istituti scolastici l’introduzione dei dispositivi. Una scelta politica precisa. “Il bando di gara per reperire il prodotto è stato predisposto con indicazioni fornite da esperti, un ingegnere e un medico specializzati, che stanno seguendo anche tutta la fase di verifica e installazione. I sanificatori, del tipo per uffici o scuole, servono per purificare l’aria e quindi mitigare il rischio di trasmissione aerea del Covid”. La presidente prosegue: “Studi specifici hanno indicato la notevole riduzione delle possibilità di contagio con l’aumentare dei ricambi di aria”. Prodotti certificati e con efficacia germicida. Nei giorni scorsi, però, la circolare regionale, recepita dalla Asl e pervenuta al mondo scolastico e agli enti, ha avuto un effetto raggelante, perché in essa si “sconsiglia” l’uso di certi sanificatori. “Ma non sono affatto quelli di cui disponiamo noi”, ribatte Silvia Chiassai Martini: “la circolare si riferisce ad una tipologia di dispositivi ad emissione diretta di Uvc (ultravioletti) mentre il nostro prodotto è diverso, ad emissione indiretta: la lampada è dentro a un tubo da cui non esce Uvc. Quindi un prodotto sicuro e certificato. Posso garantirlo. I cittadini, le famiglie, i ragazzi devono saperlo”. La circolare non spiega più di tanto, è vaga, anche se richiama un precedente pronunciamento dell’Istituto superiore di sanità. I sanificatori del tipo “sconsigliato” non vengono definiti nocivi, pericolosi, casomai, pare di capire da fonti Asl, sarebbero inefficaci. Inutili. E, sempre da ambienti dell’azienda sanitaria, il timore è che la presenza di questi apparecchi possa infondere nei ragazzi la falsa sicurezza di essere al riparo dal Covid, senza distanze, mascherine e prudenze. Ma intento della Provincia non è certo quello di allentare l’attenzione sulle misure anti contagio, bensì di integrare ad esse anche moderni strumenti tecnologici. Utili, ad esempio, quando d’inverno non si possono aprire le finestre.
E’ stato il Corriere, ieri, a dare notizia del caso sanificatori, con le dichiarazioni del dirigente scolastico provinciale Roberto Curtolo. Come non bastassero le incertezze per il prossimo anno legate a vaccinazioni, green pass, quarantene, dad, c’è anche la bega purificatori. Questione ancora tutta da decifrare bene, tra istituzioni che devono dialogare tra loro dopo la circolare inviata ad Anci, Upi, Ufficio scolastico regionale. 
La non eccezionale sintonia, sperimentata anche in passato, tra Regione ed Asl con le amministrazioni pubbliche di segno politico diverso, del centrodestra - come appunto la Provincia - potrebbe aver influito nella confusione del momento. Da parte sua Silvia Chiassai Martini è convinta della bontà dei sanificatori. Amareggiata dai modi, irritata per una direttiva non chiara che arriva dopo mesi e mesi che si lavora al progetto, è sicura che quello della Provincia sia un buon investimento. Vedremo nei prossimi giorni gli sviluppi. Ma in attesa che l’aria nelle aule venga sanificata, forse c’è da depurare quella tra le istituzioni.