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Arezzo, da Prada alle piccole imprese pressing sui lavoratori: "Vaccinatevi"

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Dopo le ferie, tornate al lavoro tutti vaccinati. Chi non lo è ci pensi bene”. Lo hanno chiesto gli imprenditori aretini ai dipendenti un po’ in tutte le fabbriche e nei laboratori. Una raccomandazione calorosa, perché l’obbligo del Green pass non c’è. Almeno per ora. Ma dai colossi Prada a Unoaerre fino alla miriade di imprese artigiane del territorio aretino la preoccupazione che il virus serpeggi e ostacoli la produzione è alta. “Libertà significa rispettare gli altri”, taglia corto Franca Binazzi, presidente di Cna che auspica l’introduzione del Green pass sul lavoro. “Non capisco perché al ristorante e in palestra sì e in azienda no...” Lo stesso dubbio espresso sul Corriere giorni fa da Maria Cristina Squarcialupi, per Unoaerre e Chimet, che nel saluto alle maestranze prima delle vacanze ha esortato a pensarci bene. Un appello verbale perché scritto non si può. Anche in Prada si è fatta sensibilizzazione. Ci sono anche questioni di privacy, oltretutto, e c’è chi pensa di ricorrere ai medici del lavoro per potersi regolare nella propria azienda.

 


“Il problema non riguarda solo le grandi industrie” dice Binazzi, titolare dell’azienda di confezioni di alta moda Bilò, a Levane, con radici nel 1885. “Io ho 17 dipendenti e se una persona viene positiva al lavoro è un problema. Come Cna conveniamo con l’idea di Confindustria che preme per il Green pass nelle aziende”. In ditta il caso di una non vaccinata è emerso, dice Franca Binazzi: “Abbiamo detto a questa persona che sarebbe opportuno mettersi in regola; se uno non fa il vaccino mette a rischio gli altri e non va bene”. Certo che, più efficace dell’esortazione, è la sospensione dal lavoro e dallo stipendio, che al momento riguarda solo gli operatori sanitari e della scuola. 
E tutti gli altri? Sui vaccini e il Green pass obbligatorio per i lavoratori il governo si è riservato di fare delle valutazioni e assicura che terrà anche conto dei ragionamenti avanzati dai sindacati. Secondo i dati inviati dal Ministero, in 5 regioni oltre il 30% della popolazione deve ancora ricevere il vaccino. Silvia Russo, nuovo segretario generale della Cisl di Arezzo, conferma la presenza di un accordo di massima, con il governo, che andrà contrattato e rivisto nelle singole situazioni aziendali e territoriali. In Toscana, ad esempio, ci sono stati dei problemi nell’approvvigionamento delle dosi con un conseguente ritardo nella vaccinazione e di questo si deve tener conto. La richiesta al governo è stata quella di fare verifiche più approfondite.

 

 

“Per i trasporti, ad esempio” prosegue Silvia Russo “noi chiediamo un’attenzione maggiore nei controlli. Il Green pass ad oggi è richiesto solo sui trasporti a lunga percorrenza, si porrebbe una difficoltà oggettiva per la verifica delle certificazioni nei trasporti ordinari, per il grande numero di personale che servirebbe”. Il certificato verde in sé, come strumento di sensibilizzazione rispetto al tema della salute, per la Cisl, si tratta di discutere le applicazioni. “Il nostro suggerimento è che per ogni settore ci sia la possibilità di fare una contrattazione di ambito nazionale, ma anche territoriale per trovare le giuste definizioni. Da considerare poi il fatto che molte aziende hanno dei protocolli anti Covid veramente importanti”. Grandi aziende come Prada e Unoaerre o altre più piccole, comunque ben strutturate, unendo sensibilità, ruolo svolto dai sindacati e procedure rigide sono state in grado di prevenire la diffusione del virus. “Sosteniamo la necessità del Green pass, dunque, sopratutto dove queste precauzioni sono un po’ più deficitarie e c’è bisogno di atteggiamenti rigorosi” dice Silvia Russo, segretaria Cisl. Realismo e disponibilità a soluzioni concertate nel mondo del lavoro.