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Arezzo, mense in azienda: si riparte col green pass

Giovanna Belardi
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In mensa come al ristorante, si entra solo con il green pass. In alcune strutture aziendali che non hanno chiuso per ferie i dipendenti si sono già misurati con la novità, con cui da domani si confronterà anche Unoaerre. Con una certa eco, visto che un annuncio messo sui social in poco tempo ha catturato l’attenzione e oltre 500 commenti, scatenando un dibattito piuttosto vivace sulla certificazione verde.

 

“Unoaerre come tutte le altre aziende d’Italia e di Arezzo. C’è un provvedimento ben preciso del Governo e noi non possiamo far altro che adeguarci, queste sono le regole - spiega Luca Benvenuti, amministratore Unoaerre e Chimet -. L’imprenditore deve far in modo di mettere in sicurezza i dipendenti, il gestore della mensa aziendale ha l’obbligo di verificare il green pass. Cercheremo di evitare discriminazioni, di far in modo che tutto proceda senza problemi e di tutelare tutti coloro che lavorano in azienda, sia quelli vaccinati che quelli non vaccinati. Intanto ci saranno i tamponi e poi prenderemo tutte le precauzioni possibili per proteggere i nostri dipendenti. Vediamo questa settimana come è la situazione poi pensiamo di mettere a disposizione eventualmente degli altri locali. L’azienda dispone di una mensa grande, già adeguata a tutti i protocolli. Quanti sono i non vaccinati che lavorano da noi? Non posso saperlo, ma credo siano pochi”.
C’è chi si è chiesto come è possibile che si lavori fianco a fianco in azienda mentre in mensa ci voglia invece la certificazione: “Nei luoghi dove si lavora ci sono dispositivi di protezione ben precisi, mentre a tavola la mascherina si toglie. Non è la stessa cosa”.

 

 


A livello nazionale i sindacati si stanno muovendo perché gli effetti di questa disposizione del Governo non creino problemi ai lavoratori, cercando di evitare i rischi per l’appunto di una discriminazione tra vaccinati e non. A cominciare dagli spazi all’aperto che in alcuni luoghi sono stati allestiti per consentire la consumazione del pasto. Segnalano, i sindacati, anche il clima di incertezza che la disposizione varata a Ferragosto sta creando, con la quale progressivamente le imprese, alla ripresa del lavoro dopo le ferie, si stanno confrontando.
Dal canto loro le aziende hanno trovato soluzioni varie e variegate, per esempio ricorrendo al delivery, la consegna dei pasti per chi non ha accesso alla mensa aziendale, anche se non sempre è possibile. “Credo che il buon senso dovrebbe accompagnare certe situazioni - aggiunge Ferrer Vannetti, presidente Confartigianato -. Credo che si stia andando allo scontro su cose regimentate da scelte che non possono essere lasciate ai privati e ai singoli. Il Governo dovrebbe dare direttive chiare come punto di riferimento del comportamento da tenere. Credo che il fatto di preservare certi spazi in sicurezza, significhi dare a sua volta sicurezza alle persone e all’azienda. Oggi un solo caso positivo è in grado di bloccare l’attività di un’azienda, di fermare la produzione, generando un grosso problema. E’ una questione di sopravvivenza e di buon senso”.
Franca Binazzi, presidente Cna Arezzo si aspetta che il Governo dia linee chiare e precise: “Mi augura che prenda di pugno la situazione e per il bene comune emani regole chiare, precise, perché così c’è troppa confusione. La Cna è a favore del green pass all’interno delle aziende. Bisogna pensare a tutti i dipendenti. Quante aziende sono rimaste ferme perché c’era un positivo? In una fase del genere non si può rischiare di stare chiusi improvvisamente, sono rischi che a questo punto non ci si può permettere . Ecco perché mi aspetto che per settembre il Governo dia delle indicazioni precise e chiare”.